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29 Marzo 2023

Farmaci sfusi contro le carenze, farmacisti svizzeri: lavoro extra remunerato troppo poco


In Svizzera le farmacie devono vendere sfusi alcuni tipi di farmaci di cui si registrano carenze, la remunerazione dell'attività del farmacista è di 5 franchi


La vendita di alcune tipologie di farmaci sfusi, strategia imposta in Svizzera alle farmacie dalla task force federale per gli agenti terapeutici per fronteggiare la penuria di farmaci, prevede una remunerazione del professionista per il lavoro supplementare di 5 franchi, ma per i farmacisti è una cifra troppo bassa a fronte delle attività e delle responsabilità implicate.

Sperimentazione con farmaci antibiotici

La Svizzera aveva già attivato nel 2018, nel Canton Ticino questo tipo di servizio con i farmaci antibiotici, nell'ambito di una sperimentazione per la riduzione dell'antibiotico-resistenza: si dispensava al paziente la dose esatta di farmaco prescritta dal per evitare che potesse poi usare in futuro in maniera impropria le pastiglie restanti nella confezione senza una prescrizione medica. A questo test avevano aderito metà delle farmacie ticinesi e l'hanno fatto su base volontaria perché allora non era prevista nessuna retribuzione per il lavoro supplementare e il farmacista non poteva dispensare i farmaci restanti. La sperimentazione è stata interrotta con l'arrivo del Covid-19, che ha messo sotto pressione le farmacie.
A livello federale è stato fatto uno studio pilota durante la pandemia, proprio per testare la fattibilità a lungo termine di questo sistema. E a questi dati ha poi aggiunto quelli dell'esperienza ticinese su circa 3.000 ricette di antibiotici sfusi emesse dalle farmacie. Per il Consiglio federale lo studio ha mostrato una buona fattibilità di base con alcuni punti da chiarire, tra cui la fatturazione del lavoro supplementare ed è stata definitia la tariffa di 5 franchi. Ma per diversi farmacisti è troppo bassa perché si parla di un'operazione che equiparano alla fabbricazione di un nuovo farmaco.

Lavoro e responsabilità extra: remunerazione troppo bassa

Martine Ruggli presidente di Pharmasuisse che non vede la vendita di medicinali sfusi come una soluzione a lungo termine spiega che "normalmente in Svizzera possiamo scegliere tra diversi tipi di confezioni e quindi possiamo già adattare il dosaggio alla terapia del paziente. La vendita sfusa comporta tanto lavoro in più e al momento questo lavoro extra viene pagato solamente 5 franchi. E in più ci assumiamo una bella responsabilità. Non è più il produttore a essere responsabile, ma la persona che ha tolto i farmaci dalla confezione e non è semplice garantire la tracciabilità e la qualità del farmaco".
Secondo il farmacista cantonale Giovan Maria Zanin, i costi che dovranno sostenere le farmacie e di conseguenza anche i clienti sono irrilevanti di fronte ai benefici di questo tipo di vendita ma "bisogna risolvere anche il problema di come remunerare il farmacista per il lavoro supplementare".

In Italia, dopo alcuni tentativi il sistema non è mai decollato, salvo alcune sperimentazioni di deblistering, ad esempio in Lombardia, che prevede sconfezionamento di medicinali già acquistati dai pazienti e riconfezionamento degli stessi da parte dei farmacisti in farmacia, in dosi personalizzate. Secondo Federfarma, contattata dall'Adnkronos Salute, in Italia le farmacie "sono l'ultimo punto della filiera. Sul fronte dei farmaci sfusi andrebbe coinvolta l'industria".

TAG: SVIZZERA, CARENZA DI FARMACI, FARMACI SFUSI

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