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Farmacisti

30 Maggio 2023

Crisi professionale e carenza di personale. Da tutele a gap retributivo, le criticità riferite dai farmacisti non titolari


Tra i farmacisti, giovani inclusi è frequente l'abbandono della professione verso altre alternative. Un punto con l'Associazione nazionale dei farmacisti non titolari


La crisi lavorativa è in atto in diversi settori e sta interessando anche i farmacisti dipendenti di tutte le generazioni, giovani inclusi. Il rischio è quello di un abbandono della professione verso altre alternative e, per questo, è ancora più forte la necessità di avviare un confronto nella categoria. Tra le esigenze avanzate dai farmacisti, c'è quella di un riconoscimento più ampio e tutelante delle nuove mansioni, una valorizzazione del ruolo sanitario, oltre che un trattamento economico che tenga conto maggiormente di tutte le difficoltà - anche in termini di flessibilità oraria e organizzazione del lavoro - di una professione che si esprime sul campo. A fare il punto a Farmacista 33 Angela Noferi, presidente, recentemente riconfermata, del Conasfa, Associazione nazionale dei farmacisti non titolari.

Crisi lavorativa e abbandono della professione: le criticità segnalate dai farmacisti

«Raccogliamo costantemente segnalazioni di criticità da parte di farmacisti» spiega Noferi. «La nostra percezione è che sia in atto, ormai in tutte le generazioni, anche tra quelle più giovani, una crisi lavorativa sempre più intensa. Da quello che rileviamo dal territorio resta forte l'orgoglio di appartenere a una professione che è stata ed è tuttora un fondamentale punto di riferimento socio-sanitario per i cittadini, ma, tra i dipendenti, si avverte sempre più un senso di fatica e insoddisfazione. Nei sondaggi condotti l'anno scorso, non a caso, abbiamo colto una serie di esigenze che a tutt'oggi non sembrano aver trovato risposta. Il rischio di questa situazione è un incremento del trend di abbandono della professione che, come Conasfa, stiamo segnalando ormai da quasi due anni, con conseguenze in termini di carenza di personale. Un inquadramento verso l'industria, l'insegnamento, ma anche un'attività consulenziali in libera professione stanno rappresentando, per alcuni farmacisti, percorsi alternativi. La situazione sta diventando via via più pesante e, per questo, penso che sia arrivato il momento di affrontare in maniera strutturata la criticità, avviando una riflessione che coinvolga tutte le componenti della professione».

Tra le esigenze: tutele per i nuovi servizi. Serve più concertazione

Ma quali sono le maggiori criticità rilevate? «Parto da alcuni esempi: l'aumento dell'offerta di servizi evoluti e di ambito sanitario, il potenziamento del ruolo acquisito durante la pandemia nel campo dei vaccini e delle attività di testing - che vedono, anche attraverso il prelievo di campione biologico e di sangue capillare, un contatto diretto con il paziente -, hanno determinato un allargamento dell'ambito professionale della figura del farmacista». Se è vero che c'è stato «un primo riconoscimento nel rinnovo contrattuale del 2021, penso tuttavia che la materia vada ulteriormente definita e approfondita, al di là della fase emergenziale e in una logica di stabilità. Occorre, a mio parere, procedere a una declinazione specifica dei vari aspetti implicati, dalle tutele, alla responsabilità, alla formazione - che sarebbe auspicabile rientrasse nelle ore di lavoro -, sino ai temi del rischio biologico e della sicurezza».
Ma, a essere rilevata, «è, in aggiunta, una questione di metodo. Anche a livello regionale o locale, le novità tendono a essere calate dall'alto, mentre manca, un po' a tutti i livelli, un coinvolgimento diretto della componente dei lavoratori nella definizione delle progettualità».

Pesa il gap retributivo con altre professioni. Rinnovo contratto sia occasione

C'è poi il tema del riconoscimento economico, che «va reso più strutturato e adeguato all'impegno profuso, in relazione a nuovi ruoli e mansioni, ma anche in generale. Questa è una esigenza che sta pesando sempre di più tra i farmacisti ed è tra le ragioni che agiscono con forza nella dinamica di abbandono della professione. I farmacisti stanno avvertendo sempre di più e con un senso di frustrazione il gap retributivo rispetto ad altre professioni e ad altri impieghi e una distanza sempre più ampia tra la complessità e la responsabilità del lavoro richiesto e lo stipendio, che, spesso, fatica a far fronte al costo della vita».
In questa direzione, «ritengo che una opportunità sia rappresentata dal prossimo rinnovo del Ccnl - in scadenza tra circa un anno: ci auguriamo che al più presto vengano avviati momenti di confronto tra tutte le componenti della professione per arrivare, ai tavoli negoziali tra le sigle delegate, il più possibile preparati».
A questo proposito, continua Noferi, «resta vivo un tema presente da tempo nel dibattito all'interno della categoria e che vede posizioni differenti: l'esigenza di un passaggio a un contratto di tipo sanitario in grado di rendere conto maggiormente delle specificità di una professione che è sempre più votata al paziente, come d'altra parte è stato riconosciuto anche dalla recente medaglia al merito conferita a farmaciste e farmacisti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella».

Necessarie soluzioni per conciliare vita privata e vita lavorativa

Non da ultimo, «motivo di stanchezza è poi l'organizzazione del lavoro. Un impegno che si sviluppa nei 7 giorni della settimana, festività incluse, ferie e permessi non sempre facili da organizzare, flessibilità oraria, sono tutti elementi che vanno a sommarsi nel percepito del farmacista. Se è vero che la professione è, gioco forza, legata alle esigenze del Ssn e della popolazione, è pur vero che tutto questo va in qualche modo riconosciuto e penso che la riflessione da avviare all'interno della categoria debba vertere anche sulle soluzioni che permettano una maggiore conciliazione vita privata e vita lavorativa e una maggiore qualità del tempo di lavoro».
Infine, un'ultima riflessione riguarda «l'applicazione del nuovo livello Q2: dal primo sondaggio che avevamo condotto, oltre un anno fa, era emersa una situazione a macchia di leopardo. Allo stato attuale, dalle segnalazioni che riceviamo, ci pare che il grado di conoscenza stia progressivamente migliorando, anche se resta ancora una situazione disomogenea nei territori per quanto riguarda l'interpretazione e l'applicazione. A breve, è nostra intenzione avviare nuovamente un sondaggio per cogliere le evoluzioni in questa direzione».

Francesca Giani

TAG: RETRIBUZIONE DEI FARMACISTI, ASSOCIAZIONE FARMACISTI NON TITOLARI (AFANT)

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