farmacisti
15 Aprile 2025La UILtucs Sardegna ha lanciato una campagna sindacale di sensibilizzazione con l'obiettivo di valorizzare il loro ruolo, fondamentale come professionisti. Hanno aderito 300 farmacisti che indossano la targhetta “Noi difendiamo la nostra professione”

In Sardegna sono oltre 300 i farmacisti dipendenti di farmacia che hanno deciso di aderire a una campagna di sensibilizzazione, per richiamare l’attenzione sul proprio ruolo e sulle condizioni lavorative in cui operano quotidianamente. L’iniziativa, indetta dal sindacato Uiltucs, non prevede scioperi o interruzioni di servizio, ma l’utilizzo di una targhetta indossata sul camice che dichiara: “Noi difendiamo la nostra professione”. Il sindacato, si legge in diverse fonti locali, denuncia "le inadeguate condizioni retributive che da troppo tempo ne mortificano il valore e la professionalità" e con questa iniziativa vuole sensibilizzare l’attenzione dei cittadini sulle criticità della professione.
"Non sono semplici addetti al banco ma sono professionisti della salute, laureati, competenti, sempre al servizio dei cittadini - dichiara Cristiano Ardau segretario generale della Uiltucs Sardegna - Il loro ruolo è fondamentale nella rete sanitaria, ma da troppo tempo viene svalutato. La protesta vuole accendere i riflettori sul gap esistente tra le responsabilità richieste e i riconoscimenti economici e contrattuali ricevuti. Negli altri paesi europei le retribuzioni orarie sono il doppio di quelle italiane. Turni festivi, lavoro sotto grandi pressioni per le grandi responsabilità, aggiornamento continuo ed esposizione al rischio, rendono la professione del farmacista dipendente, bisognosa di più tutele, riconoscimenti e di una retribuzione adeguata. Dopo sette incontri per il rinnovo del contratto collettivo nazionale – aggiunge Ardau – l’unica proposta è stata un aumento salariale di 120 euro, giudicato irricevibile. Ad oggi, infatti, i farmacisti hanno una retribuzione minore di un commesso del commercio. All'orizzonte anche l'inserimento di figure professionali ibride che, senza la laurea, potranno comunque dispensare il farmaco con costi minori per i titolari e consistenti risparmi. Nel frattempo, si continua a chiedere ai farmacisti di garantire servizi essenziali come le vaccinazioni, senza un riconoscimento economico diretto”.
“Indossando sul camice la targhetta “Noi difendiamo la nostra professione” i farmacisti aderiscono a una forma di protesta sindacale a tutti gli affetti – conclude Ardau – ma che non ricorre ad alcun sciopero o interruzioni del servizio. Una forma nuova e moderna nel 2025 di difendere i diritti tradizionali”, conclude Ardau, “Federfarma registri che siamo solo all’inizio della protesta”.
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