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carenza di farmacisti

07 Ottobre 2025

Dimissioni e carenza di farmacisti, le strategie per arginare la fuga di collaboratori e direttori

Premi di risultato, sistemi di welfare mirati e percorsi di formazione continua sono le principali strategie che andrebbero messe in campo per trattenere i farmacisti, ridurre le dimissioni e contrastare l’abbandono della professione in un contesto caratterizzato da crescente carenza di personale e turnover elevato. Lo studio di Confservizi Lombardia

di Simona Zazzetta


Dimissioni e carenza di farmacisti, le strategie per arginare la fuga di collaboratori e direttori

Trattenere i farmacisti, rendere più attrattivo il lavoro, arginare il fenomeno delle dimissioni non solo di collaboratori ma anche di direttori, amministrativi e magazzinieri è l’obiettivo di strategie, suggerite dalle buone prassi già attive in alcune farmacie di comunità, che vanno dall’introduzione di premi di risultato legati a obiettivi economici e di qualità, a sistemi di welfare aziendale con benefit mirati (buoni pasto, buoni nascita) e ore di smartworking. Ma accanto agli incentivi economici, va previsto anche l’investimento nella formazione continua, con programmi intensivi di aggiornamento e partnership con le università, pensati per favorire l’inserimento dei giovani laureati e mantenere alto il livello di competenze professionali. Sono le riflessioni che emergono dallo studio “Le farmacie comunali in Lombardia. Dinamiche attuali e prospettive future” promosso da Confservizi Lombardia, azienda che gestisce 468 farmacie comunali lombarde, in collaborazione con KPMG Advisory curato da Veronica Pagan, Giuliano Masina e Giuseppe Viola.

Dimissioni in oltre il 50% delle comunali. Direttori nel 20% dei casi

Lo studio analizza il fenomeno ben noto al settore della irreperibilità di farmacisti e personale che investe anche le farmacie comunali: oltre il 46% delle strutture dichiara di non avere risorse sufficienti per coprire le esigenze quotidiane e il problema riguarda soprattutto i farmacisti collaboratori, indicati come mancanti dal 57% delle aziende. La carenza, tuttavia, non si limita a queste figure: il 33% segnala difficoltà anche per ruoli amministrativi e di magazzino, indispensabili al funzionamento del servizio. Le conseguenze sono immediate: il 61% degli operatori denuncia un carico di lavoro eccessivo, con ricadute sulla qualità delle prestazioni.

A peggiorare lo scenario contribuisce il fenomeno delle dimissioni: il 54% delle aziende ha perso personale nell’ultimo anno e, tra queste, il 92% ha visto l’uscita di farmacisti collaboratori, mentre il 20% ha registrato anche abbandoni tra i direttori. Le ragioni più frequenti riguardano motivi personali e familiari (64%), ma pesano anche l’inadeguatezza della retribuzione (32%), la mancanza di prospettive di crescita (24%) e lo stress legato a un lavoro percepito come troppo gravoso (16%). Un insieme di fattori che contribuisce a rendere sempre più fragile la tenuta organizzativa delle farmacie comunali.

Strategie per trattenere i farmacisti

Una fotografia ben nota al settore su cui le associazioni delle farmacie comunali hanno avviato una riflessione condivisa per definire le strategie da adottare per trattenere i farmacisti e rendere più attrattivo il lavoro in questo settore. Le buone pratiche già sperimentate in diverse realtà mostrano alcune linee di azione efficaci
La prima riguarda la valorizzazione economica e motivazionale del personale, attraverso politiche di incentivazione che si affiancano ai limiti imposti dal contratto collettivo nazionale. Alcune aziende hanno introdotto premi di risultato legati al raggiungimento di obiettivi economici o di qualità, come ha fatto Farmacie Comunali Torino S.p.A., che ha definito con le rappresentanze sindacali un sistema di incentivi volto a premiare le performance e la soddisfazione del cliente. 
A Firenze, A.Fa.M. S.p.A. ha investito in un articolato pacchetto di benefit aziendali, che include maggiorazioni salariali, buoni pasto, ore di smartworking per il personale amministrativo e premi aziendali per oltre 120.000 euro, riconoscendo così l’impegno dei lavoratori.
Anche a Reggio Emilia, Farmacie Comunali Riunite ha scelto di distribuire un bonus annuale di 300 euro sotto forma di buoni acquisto defiscalizzati, garantendo un valore netto maggiore per i dipendenti.

Investire in formazione: non solo obbligo normativo

Accanto agli incentivi, emerge con forza la necessità di investire nella formazione continua, superando la visione dell’aggiornamento come mero obbligo normativo e trasformandolo in una leva cruciale per garantire la qualità del servizio e la competitività in un settore in costante mutamento. Le farmacie comunali si muovono in un contesto caratterizzato da nuove sfide professionali: non solo dispensazione di farmaci, ma anche conoscenze normative, digitali e tecnologiche, che richiedono competenze sempre aggiornate. 
In questo senso, A.Fa.M. S.p.A. ha sviluppato un programma intensivo che nel 2023 ha erogato oltre 10.000 ore di formazione, tra seminari, corsi online e webinar accreditati.
Farmacie Comunali Corsichesi S.p.A. ha invece costruito una collaborazione con l’Università Statale di Milano per offrire agli studenti la possibilità di svolgere il semestre di pratica professionale nelle proprie strutture, creando così un ponte diretto tra formazione accademica e inserimento lavorativo.

Nel settore pubblico delle farmacie di comunità c'è infine anche un ulteriore e peculiare ostacolo rappresentato dalle procedure di assunzione per bando pubblico che, secondo lo studio, vanno rese più snelle: i rallentamenti dovuti ai vincoli normativi e burocratici scoraggiano l’inserimento tempestivo di nuove risorse. Le associazioni di rappresentanza delle aziende comunali chiedono un quadro normativo più favorevole e un margine maggiore di autonomia nella gestione del personale.

TAG: FARMACIE COMUNALI, DIRETTORE DI FARMACIA, CARENZA DI FARMACISTI, FORMAZIONE

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