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Integratori alimentari

05 Novembre 2021

Nanoplastiche, il punto sulla contaminazione degli alimenti


L'inquinamento dell'ambiente dovuto alla presenza di plastica non correttamente smaltita ha negli ultimi anni alimentato la preoccupazione per gli effetti sulla salute dell'uomo e degli ecosistemi. La plastica dispersa, infatti, può decomporsi in frammenti dalle dimensioni ridottissime, dando origine a microplastiche e nanoplastiche, particelle di dimensioni comprese tra 0,1 e 5.000 micrometri (che corrispondono a 5 millimetri) le prime e particelle di dimensioni da 0,001 a 0,1 µm (ossia da 1 a 100 nanometri) le seconde (fonte Ceirsa). Cosa sappiamo ad oggi delle conseguenze di questi processi? Quali sono le evidenze emerse più di recente rispetto alle vie di esposizione a queste sostanze?

Le conoscenze attuali e le prospettive di ricerca

Dai dati sperimentali sappiamo per certo che le microplastiche hanno contaminato la catena alimentare. Un progetto recente che vede coinvolto anche l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), come capofila di un consorzio internazionale denominato Plastirisk), si è posto l'obiettivo di lavorare nei prossimi 4 anni alla valutazione dei rischi per la salute, dovuti all'ingestione e all'inalazione di micro e di nanoplastiche attraverso l'acquisizione di ulteriori dati, usando tecniche e strumenti modellistici innovativi. Oggi sappiamo che le microplastiche possono anche essere inalate (e non solo ingerite). Una volta formatisi questi micro-frammenti viaggiano nell'aria e si spostano fino a depositarsi al suolo e nelle acque e ad entrare nella catena alimentare. Le microplastiche rilasciate direttamente nell'ambiente (dette infatti primarie) rappresentano il 15-31% delle microplastiche nell'oceano. Ma la fonte principale non è la plastica dispersa (perché non smaltita come dovrebbe) bensì il lavaggio di capi sintetici (35% delle microplastiche primarie), l'abrasione degli pneumatici durante la guida (28%) e le microplastiche aggiunte intenzionalmente nei prodotti per la cura del corpo (per esempio, le microparticelle dello scrub facciale) al 2%. Le microplastiche che provengono invece dalla degradazione degli oggetti di plastica più grandi, (sdette secondarie), come buste di plastica, bottiglie o reti da pesca sono circa il 68-81% delle microplastiche presenti nel mare.

Contaminazione alimenti: carenza di dati

Venendo agli alimenti, già da un primo parere di Efsa nel 2016 era emersa una sostanziale carenza di dati che permettesse una completa valutazione del rischio, soprattutto sulla tossicità di questi composti. I pochi dati a disposizione su concentrazione, tossicità e tossicocinetica riguardavano essenzialmente le microplastiche. Nulla si sapeva (e si sa tuttora) sulle nanoplastiche. Gli alimenti ad oggi dove sono state rilevate le maggiori concentrazioni di plastiche di dimensione micro sono alcuni pesci, gamberetti e molluschi bivalvi (ma microplastiche sono state analizzate anche in campioni di miele, birra, acqua e salgemma). Il livello medio di contaminazione è risultato pari a 1 e 7 particelle nel pesce; 0,75 particelle/g nei gamberetti, nei molluschi bivalvi 0,2-4/g. Va detto però che nei prodotti ittici la contaminazione è stata rilevata a livello dello stomaco e dell'intestino dei pesci, che di solito non vengono mangiati. Diverso è il caso dei molluschi bivalvi che vengo ingeriti interi. Le nuove ricerche, anche quelle che verranno condotte dall'ISZVe, dovranno fornire un quadro più completo per permettere a chi si occupa di gestire la salute pubblica di valutare il rischio sulla base di dati certi. Per questo gli studi si concentreranno anche su altre fonti alimentari, di cui fino ad oggi non si è parlato: i vegetali, per esempio, che possono contaminarsi in campo, ma anche a livello domestico, a causa delle microplastiche disperse in aria. Saranno da valutare poi tutti gli effetti legati alle nanoplastiche, sia a livello di presenza, sia a livello di tossicità nei vari distretti corporei dove potrebbero diffondersi. La percezione del rischio e dei danni che questi composti possono apportare alla nostra salute è alta. Sappiamo già che i componenti della plastica sono tossici. Le ricerche in corso dovranno fornire dati solidi non solo per proteggere la salute dei cittadini ma anche per orientare tutti i cittadini verso comportamenti sempre più sostenibili a tutela dell'ambiente e della catena alimentare.

Francesca De Vecchi

TAG: PLASTIFICANTI, MICROPLASTICA

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