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23 Dicembre 2024Uno studio pubblicato su Scientific Reports rivela che una supplementazione di 12 settimane con acidi grassi omega-3 può attenuare l'infiammazione e ottimizzare i fattori di rischio metabolici, offrendo nuove possibilità per la prevenzione del diabete di tipo 2 e delle sue complicanze

Un nuovo studio, pubblicato su Scientific Reports, rivela che una supplementazione di 12 settimane con acidi grassi omega-3 può attenuare l'infiammazione e ottimizzare i fattori di rischio metabolici, offrendo nuove possibilità per la prevenzione del diabete di tipo 2 e delle sue complicanze.
Il diabete di tipo 2 (T2D) rappresenta una delle patologie croniche più diffuse a livello globale, con oltre 529 milioni di persone affette nel 2021. Negli ultimi anni, l'infiammazione cronica di basso grado è stata riconosciuta come un elemento chiave nella sua insorgenza , con particolare attenzione al ruolo dell'inflammasoma NLRP3. Questo complesso proteico, attivato da segnali di stress metabolico, come le LDL, stimola la produzione dell’ IL-1β, che altera la sensibilità insulinica e compromette la funzione del tessuto adiposo. Gli acidi grassi omega-3, noti per le loro proprietà antinfiammatorie e benefici metabolici, sono stati recentemente studiati per valutare il loro potenziale terapeutico in tale condizione.
Lo studio condotto presso l'Institut de Recherches Cliniques de Montréal (IRCM) ha coinvolto 33 partecipanti, suddivisi in base ai livelli plasmatici di apoB, un indicatore chiave del rischio metabolico. I soggetti, di età compresa tra 45 e 74 anni, comprendevano uomini e donne con uno stile di vita sedentario e un indice di massa corporea superiore a 20 kg/m². L'intervento prevedeva l'assunzione quotidiana di 2,7 g di omega-3 (EPA e DHA) per 12 settimane.
I risultati evidenziano un'eliminazione delle differenze nella secrezione di IL-1β tra i gruppi con alti e bassi livelli plasmatici di apoB. Dopo 12 settimane di integrazione con omega-3, la risposta infiammatoria è stata significativamente attenuata, fino al punto che, in alcune condizioni sperimentali, le LDL hanno persino inibito la secrezione di IL-1β indotta dal lipopolisaccaride (LPS). Questo effetto suggerisce che EPA e DHA possono regolare l'attivazione dell'inflammasoma NLRP3, contribuendo alla riduzione dell'infiammazione sia a livello locale che sistemico. Parallelamente, il rapporto omega-6/omega-3 è diminuito drasticamente, passando da 15,5 a 7,7 nel gruppo con basso apoB e da 13,7 a 6,2 nel gruppo con apoB elevato. Questa variazione riflette una riduzione significativa degli acidi grassi pro-infiammatori circolanti, suggerendo un miglioramento del profilo lipidico complessivo.
Dal punto di vista metabolico, l'integrazione ha determinato un potenziamento della funzione delle cellule beta pancreatiche, evidenziato da un aumento del 15-20% nella secrezione di C-peptide durante il test di tolleranza al glucosio. Sebbene non siano state rilevate variazioni significative nella sensibilità insulinica globale, i partecipanti hanno mostrato una maggiore efficienza nella gestione dei lipidi, con una riduzione dell'area sotto la curva (AUC) dei trigliceridi postprandiali del 15% nel gruppo a basso apoB e del 20 % in quello ad alto apoB.
Questi risultati offrono nuove evidenze sul potenziale terapeutico degli omega-3 nel controllo dell'infiammazione e nella riduzione dei fattori di rischio metabolici, posizionandoli come validi alleati nella prevenzione del diabete di tipo 2 e delle malattie cardiovascolari. Tuttavia, ulteriori studi su larga scala sono necessari per confermare questi benefici e per chiarire i meccanismi molecolari responsabili di tali effetti, aprendo la strada verso interventi nutrizionali mirati e personalizzati.
Fonte:
https://www.nature.com/articles/s41598-024-73672-6
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