Nutrizione
20 Febbraio 2025Recentemente, complice il crescente utilizzo dei social network, tra i giovani si stanno diffondendo regimi dietetici molto sbilanciati tra cui una versione estremizzata di dieta chetogenica, la very low-carb high-fat (VLCHF). Ecco i rischi per la salute

Il crescente impatto dei social media sulle abitudini alimentari ha portato alla diffusione di regimi dietetici estremi, spesso privi di adeguato controllo medico tra cui una dieta chetogenica nella sua forma più drastica, la very low-carb high-fat (VLCHF), che sta sollevando numerose preoccupazioni in ambito medico. Secondo gli endocrinologi dell'Associazione Medici Endocrinologi (AME), alcuni casi riportati in letteratura dimostrano che l'adozione di questi regimi alimentari può condurre a un drammatico aumento dei livelli di colesterolo LDL, con conseguente incremento del rischio cardiovascolare. Ecco perché.
"Negli ultimi anni stiamo assistendo a un'adesione crescente a regimi alimentari squilibrati, spesso propagandati senza una solida base scientifica sui social network", afferma Filippo Egalini, insieme ai colleghi della Commissione Lipidologia e Metabolismo dell'AME. "Queste diete, in alcuni soggetti, possono portare a livelli di colesterolo LDL paragonabili a quelli dell'ipercolesterolemia familiare omozigote, una condizione associata a un elevato rischio cardiovascolare".
Uno degli esempi più eclatanti riguarda due fratelli di 33 e 28 anni, giunti a una visita specialistica per la gestione delle dislipidemie con valori di colesterolo LDL rispettivamente di 580 e 464 mg/dL. Nonostante un'assenza di familiarità per dislipidemie e una regolare attività fisica, la loro alimentazione da oltre un anno era composta quasi esclusivamente da carne rossa e prodotti caseari ad alto contenuto di grassi, con un apporto di carboidrati inferiore al 3%. Gli accertamenti diagnostici hanno evidenziato segni di aterosclerosi precoce, una condizione che aumenta notevolmente il rischio di eventi cardiovascolari.
Un altro caso riguarda un paziente di 23 anni con colesterolemia LDL pari a 472 mg/dL, il quale aveva adottato una dieta "zero-carb" basata su uova, pancetta, carne e fegato crudi, con un apporto minimo di verdure. Dopo tre mesi, riducendo il consumo di alimenti ad alto contenuto di grassi saturi e introducendo pesce, verdure e frutta, il suo colesterolo LDL è sceso a 131 mg/dL, dimostrando come la modifica della dieta possa avere un impatto significativo sui livelli lipidici.
I rischi delle diete VLCHF diventano ancora più evidenti nei soggetti con predisposizione genetica. Un paziente di 42 anni con ipercolesterolemia familiare eterozigote, in terapia con farmaci ipolipemizzanti e con livelli di colesterolo LDL sotto controllo (112 mg/dL), ha visto un'impennata del valore fino a 324 mg/dL dopo sei mesi di dieta VLCHF, nonostante la terapia farmacologica fosse rimasta invariata. Tornando a un'alimentazione bilanciata, i livelli di colesterolo sono nuovamente scesi a 108 mg/dL, confermando l'impatto diretto della dieta sui parametri lipidici.
"Un'alimentazione bilanciata è essenziale nella gestione dei pazienti ipercolesterolemici e può contribuire a una riduzione dei livelli di colesterolo LDL fino al 25%", sottolineano gli esperti dell'AME. "I casi riportati evidenziano come il ritorno a una dieta equilibrata possa normalizzare i livelli di colesterolo, ponendo l'interrogativo se questi effetti siano limitati a determinati individui o possano estendersi a tutti i soggetti che adottano diete VLCHF".
Le preoccupazioni sulla dieta VLCHF non sono limitate a singoli case report. Uno studio americano su 548 pazienti ha dimostrato che, in alcuni casi, questo regime alimentare può portare a un incremento estremo della colesterolemia LDL, con un picco massimo di 665 mg/dL. Inoltre, una ricerca recente ha evidenziato come nei soggetti sovrappeso o obesi l'adozione di una dieta VLCHF per 24 settimane abbia comportato un aumento del colesterolo LDL del 100% nei primi e del 50% nei secondi, rispetto ai soggetti normopeso.
"L'elevato apporto di grassi può alterare la clearance dell'LDL e modificare il microbiota intestinale, riducendo la capacità dell'organismo di gestire correttamente il colesterolo", spiegano gli specialisti. Inoltre, alcuni individui possono essere predisposti a una maggiore sintesi o assorbimento di colesterolo, rendendoli particolarmente vulnerabili agli effetti negativi di queste diete.
Alla luce di queste evidenze, la comunità scientifica invita alla prudenza. "La dieta VLCHF andrebbe evitata nei soggetti con ipercolesterolemia familiare e in coloro che presentano un elevato rischio cardiovascolare", affermano gli esperti. "Per chi volesse seguirla, è fondamentale il monitoraggio da parte di un professionista della salute, al fine di prevenire effetti indesiderati sul metabolismo lipidico".
L'alimentazione è un elemento chiave per la salute cardiovascolare e i dati emergenti suggeriscono che le mode dietetiche estreme possano comportare rischi significativi. La soluzione rimane un approccio equilibrato, basato su evidenze scientifiche e supportato dalla consulenza di esperti, per garantire il benessere a lungo termine.
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