Nutrizione
12 Maggio 2025Una ricerca ha rilevato che un apporto moderato di ferro (in particolare ferro non eme) potrebbe avere un effetto protettivo parziale contro il cancro del colon-retto

Un apporto moderato di ferro totale e non eme avrebbe ridotto il rischio di cancro del colon-retto, almeno in una popolazione coreana, probabilmente tramite l’aumento dell’assunzione di micronutrienti protettivi. A mostrarlo è una ricerca pubblicata su Nutrients da un gruppo della Seoul National University, coordinato da Sukhong Min, secondo il quale, tuttavia, sono necessari studi su più ampia scala per consolidare queste evidenze.
In Italia, i tumori del colon retto sono al terzo posto per incidenza fra gli uomini, con 20.457 nuovi casi all’anno, pari al 39,3%, e al secondo posto tra le donne, con 17.276 nuovi casi all’anno, pari al 26,6%. Dalla metà degli anni Ottanta alla fine degli anni Novanta, si è registrato un aumento dell’incidenza, a cui ha corrisposto una lieve ma significativa riduzione della mortalità (tassi standardizzati per 100 mila: 16,5% per gli uomini e 10,9% per le donne).
Questa forma di tumore ha un’eziologia multifattoriale che include fattori di rischio come il fumo, l’eccessivo consumo di alcol, l’inattività fisica, l’obesità e le abitudini alimentari, in particolare il consumo di carne rossa (fonte principale di ferro eme) e lavorata.
Un possibile percorso che collega il consumo di carne rossa e lavorata all’incidenza del tumore del colon-retto implica il ferro eme. Il ferro eme catalizza la produzione di radicali liberi idrossilici e altri composti considerati fattori che aumentano il rischio di cancro del colon retto. Tuttavia, vi sono prove contrastanti che collegano l’assunzione di ferro eme al rischio di questa forma di tumore, con variazioni spesso osservate tra le popolazioni e per genere.
Per approfondire l’associazione tra ferro e rischio di sviluppare tumore del colon retto, il team ha preso in considerazione adulti coreani tra i 40 anni e i 69 anni. All’inizio dello studio, sono state raccolte informazioni sull’alimentazione, sulla quantità giornaliera di cibo assunto e sui tipi di alimenti consumati, mentre il contenuto di ferro per ciascun alimento è stato ricavato da un database. Complessivamente, 109.908 individui sono stati seguiti per 9,1 anni, durante i quali, sono stati registrati 608 nuovi casi di tumore del colon retto. I partecipanti sono stati distinti in base alla quantità di ferro consumata tra il quintile più alto (Q5), con quantità compresa tra 9,49 e 47,53 mg/giorno, e il quintile inferiore (Q1), compreso tra 1,09 e 4,97 mg/giorno.
Il consumo giornaliero totale di ferro a livello del quintile Q2 è stato associato a un rischio significativamente inferiore di cancro del colon retto e del colon rispetto al Q1. Tuttavia, non è stata osservata alcuna associazione significativa tra cancro del retto e consumo totale di ferro. Tra gli uomini, i partecipanti nel Q2 avevano una probabilità significativamente inferiore di ricevere una diagnosi di cancro del colon-retto con un rischio inferiore rispetto a quelli del Q3, mentre tra le donne non vi erano evidenze statisticamente significative, anche se la tendenza era sempre inferiore per assunzioni moderate (quintile Q2). Rispetto ai livelli del Q1, poi, è stato osservato un rischio significativamente inferiore di cancro del colon retto nel gruppo Q2 per il consumo di ferro non eme. In particolare, gli uomini del gruppo Q2 avevano una probabilità significativamente inferiore di sviluppare cancro del colon-retto e del colon rispetto al Q1. Il ferro eme, invece, non ha influenzato il rischio di cancro del colon-retto.
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