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oncologia

27 Novembre 2025

Alimenti ultraprocessati, elevato consumo e rischio di adenomi colorettali

Uno studio su oltre 29 mila donne mostra che un elevato consumo di alimenti ultraprocessati è associato a un aumento significativo del rischio di adenomi colorettali. I risultati suggeriscono un ruolo diretto degli ultraprocessati nella tumorigenesi colorettale precoce e indicano il miglioramento della qualità della dieta come possibile strategia di prevenzione

di Redazione Farmacista33


intestino

Un’elevata assunzione di alimenti ultraprocessati è associata a un aumento significativo del rischio di adenomi colorettali convenzionali insorti prima dei 50 anni, che sono i principali precursori del carcinoma colorettale a esordio precoce. Il dato emerge da uno studio prospettico pubblicato negli Stati Uniti, che ha analizzato i dati di 29.105 partecipanti della Nurses’ Health Study II seguite per 24 anni e che avevano eseguito almeno un’endoscopia prima dei 50 anni.

Gli adenomi colorettali sono lesioni precancerose benigne che si sviluppano sulla mucosa del colon o del retto, spesso come polipi adenomatosi rilevati durante screening endoscopici. Non provocano sintomi specifici nella fase iniziale, ma il loro rischio principale è la possibile evoluzione in carcinoma colorettale se non rimossi.

L’esposizione agli alimenti ultraprocessati è stata valutata mediante questionari di frequenza alimentare quadriennali, classificati secondo il sistema Nova e modellati in quintili di porzioni giornaliere aggiustate per apporto energetico. Gli esiti clinici erano rappresentati dall’incidenza di adenomi convenzionali e lesioni serrate, entrambi confermati da cartelle cliniche e referti istopatologici.

Nel corso dei 24 anni di follow-up, con un’età media delle partecipanti pari a 45,2 anni, sono stati documentati 1.189 adenomi convenzionali e 1.598 lesioni serrate. Gli alimenti ultraprocessati costituivano quasi il 35% dell’apporto calorico quotidiano, pari a una mediana di 5,7 porzioni giornaliere (IQR 4,5–7,4).

L’analisi statistica evidenzia che le donne con il consumo più elevato di UPF presentavano un rischio maggiore del 45% di sviluppare adenomi convenzionali rispetto a quelle con consumo più basso. Nessuna associazione significativa è invece emersa per le lesioni serrate. I risultati si sono mantenuti stabili dopo aggiustamenti ulteriori per BMI, diabete di tipo 2, assunzione di fibra, folati, calcio, vitamina D e punteggio dell’Alternative Healthy Eating Index-2010.

Gli autori sottolineano che i dati “mettono in luce un possibile ruolo degli alimenti ultraprocessati nella tumorigenesi colorettale precoce” e indicano che il miglioramento della qualità complessiva della dieta potrebbe rappresentare una strategia utile per contrastare il crescente fenomeno del carcinoma colorettale a esordio precoce.

Secondo i ricercatori, l’associazione osservata con gli adenomi convenzionali – ma non con le lesioni serrate – suggerisce che gli ultraprocessati possano influenzare selettivamente determinati percorsi di cancerogenesi. Saranno tuttavia necessari studi aggiuntivi per chiarire i meccanismi biologici e metabolici coinvolti e per valutare il potenziale beneficio clinico di una riduzione del consumo di UPF nelle fasce più giovani della popolazione.

Fonte:

JAMA Oncol. 2025 Nov 13:e254777. doi: 10.1001/jamaoncol.2025.4777.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41231486/ 

TAG: ALIMENTI, NEOPLASIE DEL COLON E DEL RETTO

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