Politica e Sanità
08 Settembre 2018È vivo il dibattito sulla liberalizzazione degli orari e in commissione Attività produttive della Camera sono all'esame cinque proposte di legge abbinate per disciplinare orari e aperture degli esercizi commerciali. Per ora, almeno dai documenti disponibili in Commissione, non ci sarebbe alcun riferimento a un'intenzione di rivedere la liberalizzazione di orari e turni delle farmacie né proposte di modifica alle norme, tra cui quella Cresci Italia o della Legge Concorrenza che ne hanno definito i contorni. Resta da vedere come proseguirà l'iter, che al momento ha visto l'incardinamento delle proposte, ma intanto tra i farmacisti ci si interroga sugli effetti che potrebbe avere una eventuale abrogazione della liberalizzazione nel settore, con timori di un aumento dell'e-commerce.
Intanto, per quanto riguarda i lavori parlamentari, nella seduta dell'altro ieri la Commissione Attività produttive della Camera ha avviato l'esame, in sede referente, dei testi: una proposta di legge di iniziativa popolare (A.C. 1 del 2013), tre di iniziativa parlamentare (A.C. 457 Saltamartini ed altri - Lega; A.C. 470 Benamati e altri - Pd; A.C.526 Davide Crippa e altri - M5s) e una del Consiglio regionale delle Marche (A.C. 587). «Tutte le proposte» si legge nella documentazione «sia pure con diverse modalità e gradazioni, intendono introdurre restrizioni alla liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali sancita dalle norme vigenti» e «intervengono su quanto disposto dall' articolo 3, lettera d-bis) del D.L. n. 223/2006, coma novellata dall'articolo 31 del D.L. 201/2011 (c.d. Salva-Italia), che ha reso la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali permanente e non più solo sperimentale, ed applicabile in tutto il territorio nazionale».
Iniziativa analoga era stata portata avanti nella scorsa legislatura quando «la Camera, in data 25 settembre 2014, ha approvato in prima lettura il disegno di legge A.S. n. 1629 (Disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali)» come testo unificato di diverse proposte, che è rimasto poi fermo al Senato.
Ma il dibattito sull'opportunità delle liberalizzazioni è in corso da tempo e a essere messe in rilievo sono motivazioni di natura economica, sociali e di diritto dei lavoratori: «Con l'eliminazione dell'obbligo di chiusura domenicale e festiva» si legge ancora nella documentazione disponibile «il settore del commercio negli ultimi anni ha subito un forte calo del fatturato, costringendo molti piccoli esercizi, soprattutto nei piccoli centri, a cessare la propria attività. Procedendo su questa via si rischia dunque di perdere una parte rilevante della realtà di molti piccoli centri storici italiani, sacrificata alle logiche commerciali della grande distribuzione».
Tra le proposte, comunque, c'è chi spinge per la reintroduzione della chiusura domenicale obbligatoria, affidando a comuni e regioni la determinazione delle regole e prevedendo un tetto di circa otto aperture straordinarie, come per esempio la Lega, oppure di 12, come invece il M5s, che per altro sottolinea anche che le regole dovranno essere estese anche all'e-commerce. A ogni modo è stato annunciato un fitto calendario di audizioni.
E per le farmacie?
Scorrendo tutte le proposte non compare per ora nessun esplicito riferimento a un'intenzione di cambiare le regole per le farmacie, né viene citato, per esempio, l'articolo del Cresci Italia che aveva aperto ad "orari diversi da quelli obbligatori" e della più chiara Legge Concorrenza che ha sancito il "livello minimo di servizio" e "la facoltà di prestare servizio in orari e in periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori". Per ora i lavori sono in una fase di esame e bisognerà vedere come proseguirà l'iter. Prematuro soffermarsi sulle ricadute delle proposte nel complesso del quadro normativo, di cui già, nei lavori preparatori, vengono evidenziate disarmonie.
Vari sono gli umori che si percepiscono tra i farmacisti, tra speranze e timori. C'è chi infatti è favorevole e, anzi, lancia un appello ai politici di "categoria" nella direzione di cogliere l'opportunità di questi lavori parlamentari per rivedere le regole anche nel settore, ma c'è anche chi teme che un eventuale colpo di spugna possa favorire, in prospettiva, gli acquisti online o che le catene possano in qualche modo avvantaggiarsene.
Francesca Giani
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