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12 Novembre 2020

Covid-19. Farmacie territoriali determinanti nell’emergenza: è tempo di rilanciare servizi e remunerazione


In tempo di Covid le farmacie hanno avuto un ruolo chiave nel sostenere la sanità territoriale, ora occorre la riforma della remunerazione che porterebbe ossigeno alle farmacie convenzionate

In tempo di Covid le farmacie hanno avuto un ruolo chiave nel sostenere la sanità territoriale e le cure. Questo ruolo è stato riconosciuto dai pazienti, e la stessa farmacia dei servizi ha percorso dei passi in avanti, sotto le ceneri lasciate dal vulcano pandemico. Se non il momento di rilanciarla, questo difficile autunno appare comunque tempo giusto per impostare un'interlocuzione forte con le istituzioni per ottenere la promessa riforma della remunerazione che potrebbe portare un po' di ossigeno alle farmacie convenzionate. Ne è convinto il presidente Federfarma Marco Cossolo, intervistato da Farmacista 33 con tre precise domande su farmacia dei servizi, sviluppo del fascicolo sanitario, sperimentazione sull'aderenza terapeutica.

Dottor Cossolo, in considerazione dell'emergenza sanitaria che non accenna ad attenuarsi, quale ruolo può avere la Farmacia dei Servizi nel contenere gli accessi agli ospedali e mantenere le cure sul territorio?

«A partire dal primo picco pandemico, a primavera, la Farmacia dei Servizi è stata una risposta e ha contribuito a tenere a casa i pazienti sia Cronici, sia Covid, in primo luogo attraverso la telemedicina, sperimentata con successo in tutta Italia a macchia di leopardo. Quest'autunno è partita la grande campagna dei test sierologici nelle farmacie in Emilia-Romagna, Trentino, Umbria, Piemonte e a breve nel Lazio; e in parallelo in Piemonte ed in Lazio i residenti stanno iniziando a prenotare i tamponi che saranno eseguiti a domicilio dagli infermieri. Nel presente, dunque, stiamo assistendo a sviluppi indispensabili al governo della pandemia, che procedono di pari passo alla crescita di altri servizi come il progetto "Prevenzione Serena" di consegna e ritiro dei kit per la ricerca del sangue occulto e lo screening dei tumori del colon retto, che è ripartito in Piemonte. Senza contare l'attività "ordinaria" alla quale abbiamo provveduto, la messa a disposizione di tutti i farmaci di prima linea occorrenti per trattare il virus pandemico fuori ospedale, il crescente impegno nella distribuzione per conto per rendere più semplice l'accesso alle cure ai cittadini. Siamo protagonisti di una rapida evoluzione del nostro ruolo; certo, le regioni sono impegnate a fronteggiare priorità evidenti, di fronte alle quali per noi è il momento di mettersi a disposizione prima ancora che di rivendicare investimenti di parte pubblica. A breve, spero e credo, le cose cambieranno, anche di fronte ai risultati ottenuti in una battaglia che si vince solo sul territorio».

La Puglia è stata apripista nella partenza dell'attivazione del Fascicolo sanitario elettronico in farmacia, Servizio chiave che rende la farmacia terminale nodale nella rete informativa della salute. Come auspica evolva adozione e utilizzo di Fse?

«Con la possibilità, anche a livello tecnologico, di attivare a tappeto il fascicolo elettronico in tutte le farmacie questa primavera ci sarebbe stato un accesso più agevole alla dispensazione dei medicinali per i pazienti. Invece si è dialogato con i telefonini, con i numeri di ricetta elettronica inviati per sms o whatsapp, il superamento del promemoria cartaceo è avvenuto solo a metà. Il ritardo sul fascicolo è tuttavia solo un aspetto, dell'impoverimento del territorio, e non quello che ha portato alle conseguenze più gravi. Per parlare chiaro, la pandemia è stata affrontata in modo efficace dalle Regioni che avevano definanziato meno la medicina territoriale, in particolare Emilia-Romagna e Veneto. È da rimarcare che il Fse, presente in Trentino da tempo, è stato sviluppato in Puglia nonostante la pandemia, e ora è evidente l'avvenuto sviluppo in alcune Ausl dell'Emilia-Romagna. Al di là del tema della ricetta elettronica, sarebbe determinante nella gestione del dossier farmaceutico per il monitoraggio dei farmaci assunti da alcune categorie di nostri pazienti, nella valutazione dell'aderenza alle terapie prescritte dai medici di famiglia, nel reporting delle autoanalisi in farmacia e, dov'è fruibile, della telemedicina, oltre che nella farmacovigilanza».

Il segretario Federfarma Roberto Tobia ha sollecitato, ai primi di agosto, in una intervista a Filodiretto, a "riprendere le procedure avviate nelle 9 Regioni individuate per la prima fase della sperimentazione stessa e, allo stesso tempo, a mettere in moto la macchina nelle altre 7 Regioni a statuto ordinario". Come sta evolvendo la situazione?

«Il momento è complesso, ricordo però che tra la Finanziaria del 2017 e quella dello scorso anno sono stati stanziati 86 milioni per dare impulso non soltanto all'aderenza terapeutica ma ad un altro set di competenze che sottolineano il valore del nostro apporto. Sono risorse vincolate, erogate di regione in regione in base a precisi cronoprogrammi che ora l'esplosione della pandemia ha rallentato, né del resto era possibile praticare i protocolli di aderenza durante il lock down. Stiamo comunque ricominciando dalle cose più semplici ed è possibile che l'autunno, pur difficile, porti una ripresa almeno nelle regioni più avanzate. Noi la intravediamo, ci contiamo. Come contiamo sull'inserimento in Finanziaria di una norma che finanzi una riforma della remunerazione, e superi il modello della farmacia semplice dispensatrice di medicine, oggi non più sostenibile».

Mauro Miserendino

TAG: FARMACISTI, FARMACIA, FARMACIE, COVID-19, SARS-COV-2

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