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21 Ottobre 2024In alcune regioni tornano le misure di prevenzione contro il coronavirus. Il ministero della Salute aveva eliminato l’obbligo lo scorso luglio ma alcuni ospedali hanno deciso di reintrodurlo

L'ospedale di Brescia era stato il primo a reintrodurre l’obbligo della mascherina per l'ingresso o per alcuni reparti sensibili, ma in queste settimane molte regioni del Paese, come la Campania, hanno diramato indicazioni per gli ospedali per l'utilizzo dei dispositivi di protezione soprattutto per i reparti a rischio. Il primo luglio scorso era caduto l’obbligo delle mascherine nei reparti con fragili, ma la circolare del ministero della Salute apriva alla discrezionalità dei direttori sanitari la possibilità di reintrodurre l’obbligo qualora fosse emerso un nuovo rischio di infezione. Ed è quanto sta accadendo in Italia. Gli epidemiologi si dicono d’accordo ma frenano gli allarmismi.
"E' una cosa giusta entrare in ospedale, dove ci sono soggetti fragili, e mantenere una ridotta circolazione di virus a trasmessione respiratoria. Quindi sono d'accordo con le strutture che scelgono di reintrodurre in vista dell'inverno l'uso della mascherina per i visitatori e l'igiene delle mani". Così all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, Società italiana malattie infettive e tropicali e professore ordinario all'università Tor Vergata di Roma. "In questo momento c'è una maggiore circolazione di virus respiratori, abbiamo molto Covid, i primissimi casi di influenza che vengono segnalati - sottolinea - Dove ci sono persone ad alto rischio è condivisibile che ci siano queste misure che dovrebbero essere valide anche per i reparti di geriatria".
"Nessun nuovo allarme Covid negli ospedali". Se la quota di tamponi positivi aumenta, la cosa "non stupisce" e va presa come "un'indicazione osservazionale" relativa a "persone con una sindrome parainfluenzale, o comunque riportabile a virus che danno influenza o raffreddore. La cosa importante", il dato da monitorare, "sono i ricoveri e gli eventuali decessi, che sono assolutamente stabili". Così all'Adnkronos Salute Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano.
Per Federsanità Anci, “l'aspetto epidemiologico è importante ma di più lo è la consapevolezza dei cittadini nello scegliere comportamenti adeguati”. Ecco perché invitano i cittadini a vaccinarsi. "Serve vaccinarsi: aderire alle campagne che tutte le regioni stanno mettendo in atto per mettersi al sicuro. E questo soprattutto per gli anziani, le categorie fragili e le persone con sistemi immunitari compromessi", così il presidente di Federsanità Anci, Fabrizio d'Alba.
"E' vero - premette il virologo Fabrizio Pregliasco - oggi il Covid, nella stragrande maggioranza dei casi, per l'adulto o per il giovane, è un'infezione risolvibile, seppure a volte con una sintomatologia molto significativa nella fase acuta. Però vediamo ancora degli elementi di gravità e soprattutto dei decessi nelle persone molto anziane e fragili, con comorbilità. Questi pazienti - ribadisce Pregliasco - vanno protetti".
Meno d’accordo all’introduzione delle mascherine è Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova. “È assurdo e va fatta una battaglia su questo. Gli ospedali non possono essere prigionieri di queste misure anti-Covid o dei tamponi che ancora vengono chiesti per il trasferimento dei pazienti o per fare gli esami e le visite”, sostiene Bassetti.
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