Politica e Sanità
22 Ottobre 2024Presentato il Rapporto civico sulla salute di Cittadinanzattiva: liste di attesa, difficoltà nell’accesso ai Pronto Soccorso e pochi servizi sul territorio restano in testa alle preoccupazioni dei cittadini

Tra le difficoltà maggiormente segnalate dai cittadini alle prese con il Servizio sanitario nazionale, le attese per visite ed esami diagnostici e in generale il mancato accesso alle prestazioni sanitarie, interessano il 32,4% dei cittadini, un dato in crescita rispetto al 2022 secondo il Rapporto Civico sulla Salute di Cittadinanzattiva, presentato al Ministero della Salute alla presenza del Ministro Orazio Schillaci.
Secondo il Rapporto delle 24.043 segnalazioni ricevute nel 2023, una su tre riguarda il mancato accesso alle prestazioni sanitarie (32,4% dei cittadini, +2,8% rispetto al 2022). Un dato che conferma quanto il sistema sanitario pubblico stia faticando a soddisfare le esigenze della popolazione, soprattutto in un contesto in cui le lunghe liste d'attesa e la carenza di personale rendono l'accesso alle cure sempre più difficile.
Tra i problemi più segnalati spiccano le lunghe attese per le visite specialistiche e gli esami diagnostiche, che possono raggiungere oltre 400 giorni per un intervento di protesi d’anca o per una visita di controllo oncologica, con il 4,5% dei cittadini che ha rinunciato alle cure proprio a causa delle attese interminabili. Sul territorio, l’incremento alla rinuncia rispetto all’anno precedente si concentra soprattutto al Centro (dal 7,0% all’8,8%) e al Sud (dal 6,2% al 7,3%) mentre il Nord con 7,1% mantiene lo stesso livello del 2022.
Oltre alla difficoltà di accesso, anche le cure primarie risultano insufficienti, con il 14,2% delle segnalazioni relative alla difficoltà di rapporto con i medici di famiglia e pediatri. Questi dati indicano un deficit organizzativo che coinvolge la continuità assistenziale e il coordinamento tra ospedale e territorio, elementi cruciali per una sanità che si prenda realmente cura del paziente a 360 gradi. La mancanza di personale, insieme a una rete territoriale frammentata, fa sì che i pazienti si trovino spesso abbandonati e senza adeguata assistenza.
L’assistenza ospedaliera, che raccoglie il 13,3% delle segnalazioni, è dominata dalle criticità nei Pronto Soccorso. Le lunghe attese e il sovraffollamento rappresentano un problema diffuso, con una carenza di oltre 4.500 medici e 10.000 infermieri che aggrava una situazione già compromessa.
Un altro aspetto cruciale evidenziato dal rapporto è la prevenzione, che nel 2023 ha subito un netto calo. Solo l'8,6% delle segnalazioni riguarda questo ambito, ma è emblematico come la scarsa adesione agli screening oncologici e la bassa copertura vaccinale tra adulti e anziani sottolineino la necessità di un investimento più incisivo in campagne di sensibilizzazione.
“Le segnalazioni del Rapporto civico, da sempre “termometro” del rapporto tra cittadini e Servizio sanitario, ci restituiscono un fermo immagine da anni bloccato sull’accesso, la piaga della sanità pubblica, capace per la sua portata e per la sua trasversalità di mettere in secondo piano ogni altro ambito, dal governo della sicurezza, alla necessità di umanizzazione, persino alla qualità delle cure. Avere la percezione di trovare chiusa la porta di accesso al Servizio sanitario - a causa delle difficoltà connesse alla desertificazione dei servizi, alla debolezza delle cure primarie, alla situazione dei Pronto Soccorso, alle lunghe liste di attesa - scolora gli altri problemi, pur rilevanti, e impedisce anche di cogliere le aree di miglioramento e innovazione o di assumere un atteggiamento fiducioso nelle riforme in corso”, dichiara Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva. “Rivendichiamo per la sanità pubblica risorse maggiori e continuative, dopo che per anni essa è stata considerata una specie di salvadanaio a cui attingere per tappare i buchi di bilancio del nostro Paese, impoverita e desertificata, ma allo stesso tempo dobbiamo chiederci in che modo sono impiegate le risorse, visto che i Livelli essenziali di assistenza non sono ancora mai stati aggiornati, dal 2008 non si propone al Parlamento un Piano sanitario nazionale, e visto che sono state di recente approvate riforme pur significative, come quella sulla non autosufficienza degli anziani, senza investimenti e senza un Patto di corresponsabilità fra Stato centrale e Regioni”.
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