Politica sanitaria
07 Maggio 2025Il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi presentati dalle aziende fornitrici contro il payback sui dispositivi medici. Una decisione che potrebbe avere conseguenze significative sul comparto. Le sigle di rappresentanza delle aziende: grave colpo non solo per le imprese, ma anche per il SSN

Il Tar Lazio ha rigettato il ricorso presentato a febbraio scorso dalle aziende produttrici contro il payback sui dispositivi medici confermando la sentenza della Corte costituzionale che aveva riconosciuto la legittimità della misura. Le aziende del settore per le quali è previsto un ripiano dello sforamento dei tetti di spesa regionali per il periodo 2015-2018, avverte che “senza un intervento immediato da parte del Governo, saremo costretti a valutare lo stop delle forniture di dispositivi medici agli ospedali”.
Il meccanismo del payback, introdotto con il decreto-legge 78/2015, da anni al centro delle critiche da parte del settore, impone alle imprese di contribuire economicamente al ripiano degli sforamenti dei tetti di spesa per i dispositivi medici. La Corte costituzionale, intervenendo sulla questione, ha confermato la legittimità della norma, riconoscendola come misura straordinaria per il contenimento della spesa pubblica, nonostante le aziende lamentino l’assenza di un reale coinvolgimento nella definizione dei tetti di spesa.
Le imprese, commentano però le aziende “contrariamente a quanto sostenuto dal TAR non conoscevano la spesa nazionale in dispositivi medici, nonostante fosse noto il tetto di spesa e non erano in grado di prevedere la quota parte di compartecipazione alla spesa pubblica”.
In una nota congiunta, 7 sigle di categoria, Aforp, Confapi salute università ricerca, Confimi Industria Sanità, Confindustria dispositivi medici, Conflavoro PMI Sanità, Coordinamento filiera, Fifo Confcommercio, affermano che "non è possibile sostenere che gli esiti delle gare pubbliche non siano stati alterati, considerando l’impossibilità delle imprese di conoscere ex ante i tetti di spesa regionali. Appare, inoltre, non corretto che il TAR abbia considerato il tetto di spesa come un parametro unico e nazionale, trascurando la definizione di tetti distinti a livello regionale. Il ricorso al Consiglio di Stato è dunque un atto dovuto. Si tratta di un duro colpo per le imprese e per la loro sopravvivenza. Siamo decisamente preoccupati del futuro delle nostre aziende e siamo certi che il MEF interverrà presto, avendo già avviato un tavolo di lavoro congiunto per trovare presto una soluzione politica al payback”.
Le sigle richiamano quanto sottolineato dal Ministro Giorgetti, e cioè che ‘il payback evidentemente era un cerotto ad un’emorragia che merita altri tipi di cure" e non un “fondo sociale” e tantomeno un “contributo solidaristico”, come invece è stato definito dalla sentenza della Corte costituzionale e dallo stesso TAR, "non può esserlo per sempre. L’impresa privata – hanno dichiarato le sigle di rappresentanza - non ha il dovere di sostenere il Servizio sanitario pubblico e questo non accade in nessun altro settore. Rendere il sistema sanitario economicamente sostenibile è possibile, ma non sono i tetti di spesa e il payback la strada: questa norma porterà a una riduzione dei posti di lavoro, degli investimenti e del Pil”.
“Questa sentenza – conclude la nota - rappresenta un grave colpo non solo per le imprese, ma anche per il SSN che non potrà più contare sull’ accesso a dispositivi di qualità per medici e pazienti. Per garantire la sostenibilità del sistema sono necessari cambiamenti strutturali e una governance del settore che superi il payback e preveda tetti di spesa adeguati; una visione sistemica del comparto che comprenda a pieno le problematiche industriali; una programmazione sanitaria per garantire l’allocazione efficiente delle risorse; un sistema che garantisca l’accesso rapido alle innovazioni che migliorano realmente la qualità della vita dei pazienti. Urge un intervento immediato del MEF”.
Posizione ribadita anche da una nota di Fifo Sanità Confcommercio: “Non possiamo sostenere miliardi di euro di costi retroattivi per colpe non nostre. Solo l’Esecutivo può scongiurare questa crisi intervenendo con urgenza. Abbiamo già avviato un tavolo di confronto, ma ora servono risposte concrete”.
“Abbiamo già avviato un tavolo di confronto con il Governo, ma, visti gli ultimi sviluppi, in assenza di un intervento immediato, saremo costretti a valutare lo stop delle forniture di dispositivi medici agli ospedali – dichiara in una nota ufficiale Sveva Belviso, Presidente di FIFO Confcommercio – Non possiamo garantire l’approvvigionamento di materiali essenziali quando lo Stato pretende di far pagare alle imprese miliardi di euro per inefficienze imputabili alle proprie Regioni”.
“Solo l’Esecutivo ha ora la possibilità e il dovere di intervenire con urgenza per scongiurare questa crisi. Ci attendiamo risposte immediate e concrete dal tavolo ministeriale già attivato. Come fornitori di dispositivi medici, abbiamo sempre anteposto la salute dei cittadini e mai avremmo voluto trovarci nella condizione di dover compromettere la funzionalità del sistema sanitario nazionale, ma senza risposte dalle Istituzioni, non ci sarà lasciata altra scelta. Valutare l’interruzione delle forniture sarebbe per noi una decisione estremamente dolorosa, ma necessaria per la tutela delle imprese coinvolte”.
“In questo scenario, migliaia di pazienti potrebbero subire conseguenze dirette dalla mancanza di dispositivi medici, dai ventilatori polmonari agli stent coronarici, dalle protesi ortopediche fino ai dispositivi per la dialisi. Per evitare il fallimento di oltre 1500 aziende e compromettere la tenuta del sistema sanitario nazionale, chiediamo all’Esecutivo di dar seguito al tavolo tecnico accettando la proposta delle associazioni di categoria” conclude la nota.
Fonte
https://www.fifosanita.it/?p=246267
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