Farmaci e dintorni
29 Agosto 2017Un elevato apporto di carboidrati si associa a un aumentato rischio di mortalità, mentre i lipidi non solo correlano con una minore mortalità totale, ma non si legano ad alcun aumento di morbilità o mortalità cardiovascolare. Viceversa, i grassi saturi hanno un'associazione inversa con l'ictus. Ecco quanto emerge su The Lancet dallo studio PURE, Prospective Urban Rural Epidemiology, prima autrice Mahshid Dehghan dell'Istituto di ricerca sulla popolazione alla McMaster University di Hamilton in Canada. «Alla luce di questi risultati le linee guida alimentari dovrebbero essere quantomeno riviste» scrivono i ricercatori, ricordando che la relazione tra macronutrienti, malattie cardiovascolari e mortalità era finora controversa. «Dato che la maggior parte dei dati sull'argomento vengono da Europa e Nord America, dove l'eccesso di nutrizione è più probabile, la loro applicabilità generale non è chiara» precisa l'epidemiologa.
E spiega: «PURE è uno studio epidemiologico svolto tra il 2003 e il 2013 cui hanno preso parte 135.335 individui di 18 paesi fra 35 e 70 anni, seguiti in media per 7,4 anni e valutati dal punto di vista alimentare con questionari validati». Su questa coorte gli autori hanno verificato la correlazione tra consumo di carboidrati, lipidi, malattie cardiovascolari e mortalità totale. Scoprendo, tra l'altro, che nella grande maggioranza delle diete il 60% dell'apporto energetico viene dai carboidrati, e solo il 24% dai lipidi. «Piuttosto che concentrarsi sulla riduzione dei grassi alimentari, le linee guida dovrebbero invece consigliare di ridurre i carboidrati» sottolineano i ricercatori. E in un editoriale di commento Christopher Ramsden e Anthony Domenichiello, del National Institute on Aging di Bethesda, Maryland, scrivono: «I dati di PURE sfidano i tradizionali principi alimentari, in gran parte fondati su dati osservazionali raccolti da popolazioni europee e nordamericane, rendendo incerto il concetto di dieta sana. Incertezza che probabilmente resterà tale fino allo svolgimento di ulteriori studi randomizzati ben progettati».
The Lancet 2017. Doi: 10.1016/S0140-6736(17)32252-3
http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32252-3
The Lancet. Doi: 10.1016/S0140-6736(17)32241-9
http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32241-9
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