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Politica e Sanità

10 Febbraio 2018

Tariffa notturna e liberalizzazione orari: prestare attenzione alle differenze locali


Oltre alle farmacie h24, si stanno diffondendo sempre di più esperienze di aperture più estese, in particolare nella fascia di maggiore affluenza 7-23. In un momento in cui grande è l'attenzione da parte dei pazienti ai diritti addizionali - aumentati, dopo 25 anni, a seguito dell'aggiornamento della Tariffa nazionale dei medicinali -, come si applicano, in questi casi, tali diritti quando la farmacia è di turno? Se dai pazienti è stata rilevata una mancanza di informazione in particolare rispetto alla diffusione sul territorio di farmacie a battenti aperti, è possibile una mappatura dell'offerta?
A rispondere Maurizio Cini, presidente Asfi che spiega: «È soprattutto dopo la Legge Concorrenza - intervenuta anche in tema di turni e orari, portando una regolamentazione più chiara e coerente -, che il numero delle farmacie che hanno esteso alle 24 ore l'apertura è in aumento, in associazione per lo più a un ampliamento del servizio a tutta la settimana e indicativamente a tutti i giorni dell'anno. Ma sta trovando sempre più diffusione anche un'altra modalità: l'estensione dell'orario di apertura per un periodo più limitato, per esempio dalle 7 alle 23, sicuramente la fascia oraria di maggiore affluenza». Si può dire quindi che ci siano tre tipologie di aperture «ordinarie», come scrive in un suo intervento sul sito dell'Associazione: «Farmacie aperte secondo gli orari stabiliti dal comune e che rispettano le giornate di chiusura settimanali previste e comunque nei limiti imposti dalla rispettiva legge regionale; Farmacie aperte secondo orari più ampi rispetto a quelli indicati dal comune; Farmacie aperte H/24 e cioè con orario continuato per tutti i giorni dell'anno». Come è stato più volte ribadito, il diritto addizionale viene applicato soltanto dalle farmacie in turno di guardia farmaceutica, a battenti chiusi o a chiamata. Di conseguenza, scrive ancora, «qualunque valutazione sulla liceità o meno del diritto di chiamata, non può prescindere dalla conoscenza di quali siano gli orari della farmacia. Se la farmacia osserva un orario H/24 il diritto di chiamata non è mai dovuto. Negli altri casi dipende da quali sono gli orari di apertura e chiusura stabiliti dal comune e da come sono stati ampliati per volontà del titolare. Negli orari ampliati dal titolare il diritto di chiamata, appunto, non è mai dovuto». Ma cosa succede quando è di turno una farmacia che applica un orario più ampio (fino per esempio alle 23)? «In questo caso» risponde Cini «solo al di fuori dell'orario abituale della farmacia, quindi nel caso specifico a partire dalle 23, e fino al normale orario di apertura della farmacia, è dovuto il diritto addizionale». Una situazione, questa, che può ingenerare qualche confusione da parte dei cittadini. «Per questo, l'informazione chiara e trasparente da parte delle farmacie è fondamentale. Come sarebbe fondamentale una informazione più puntuale da parte di istituzioni e associazioni». E a proposito di informazione sugli orari com'è la situazione? «La legge Concorrenza, che come abbiamo visto ha stabilito che "gli orari e i turni di apertura e di chiusura delle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale stabiliti dalle autorità competenti costituiscono il livello minimo di servizio che deve essere assicurato da ciascuna farmacia", ha stabilito anche che nel caso in cui il titolare eserciti la "facoltà di prestare servizio in orari e in periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori" deve darne "preventiva comunicazione all'autorità sanitaria competente e all'ordine provinciale dei farmacisti e informarne la clientela mediante cartelli affissi all'esterno dell'esercizio". Non sempre però le comunicazioni vengono date in maniera solerte, in modo particolare agli Ordini. Per altro, sarebbe auspicabile, per orientare i cittadini e contribuire a una diffusione delle informazioni sul servizio erogato dalle farmacie, che gli stessi ordini provinciali fossero più solleciti nel pretendere le informazioni e si attivassero a costruire una banca dati proprio per veicolare questi contenuti».

Francesca Giani

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