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29 Agosto 2023 Utilizzare la teoria del caos per studiare i virus, tra cui il Covid, e proporre nuove prospettive sull’evoluzione di quelli emergenti. Lo studio italiano è su Plos One

Per spiegare l’evoluzione di SARS-CoV-2 e confrontarla con quella di altri coronavirus che hanno di recente colpito l’uomo (Coronavirus SARS-CoV-1 e MERS-CoV) e di Ebolavirus è stata applica la teoria del caos, proponendo così una nuova prospettiva sull'evoluzione dei virus emergenti. Lo studio italiano si intitola "The chaos law is a principal driver of natural selection: A proposition on the evolution of recently emerged coronaviruses" ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE. La ricerca è stata condotta da Giorgio Palù, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Pier Francesco Roggero e Arianna Calistri del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova. Lo fa sapere una nota AIFA.
Dalla teoria del caos allo studio dell’evoluzione dei virus
La teoria del caos è rapidamente progredita come una branca della matematica e afferma che all’interno dell’apparente casualità di sistemi naturali complessi ci sono dei precisi modelli sottostanti che sono in grado di spiegare le variazioni intervenute nei sistemi stessi quasi a ipotizzare un percorso evolutivo predeterminato. “La scoperta che la legge del caos si applica anche ai virus - afferma Palù - ha evidenti ricadute di sanità pubblica per quanto riguarda il controllo di future emergenze epidemico-pandemiche. Essa inoltre può contribuire ad allargare le prospettive sull’evoluzione genetica e la biologia dei sistemi correlate allo studio dei virus, delle popolazioni microbiche e degli ecosistemi che impattano sulla vita dell’uomo e del pianeta”.
Adattamento umano, genoma e mutazioni per capire la diffusione del Covid
L'articolo, dice la nota, affronta il concetto di caos e come esso possa influenzare l'evoluzione dei virus nella popolazione. La capacità riproduttiva misurata per le diverse varianti di SARS-CoV-2 (dal prototipo Wuhan a Omicron) dimostra che l'evoluzione del virus non dipende dal caso ma da una crescita caotica nella sua fase iniziale di espansione (Wuhan-Alfa) legata alle caratteristiche genetiche iniziali del virus. Durante l’adattamento all’uomo, inoltre, un numero ridotto di mutazioni su un genoma di 30.000 basi, con molte mutazioni identiche per tutte le varianti, è in grado di modificare la contagiosità e la letalità del coronavirus. Ciò sembra una riprova a testimonianza di come le mutazioni convergano verso un attrattore che in questo caso sarebbe costituito dalle mutazioni inizialmente più favorevoli che diventano mutazioni "fisse" e che sono specifiche per la maggiore adattabilità nonché sopravvivenza del coronavirus nell'essere umano. Se le mutazioni dipendessero dal caso allora non sarebbero più mutazioni "fisse" e la probabilità che compaiono in tutte le varianti sarebbe praticamente zero. Evidenzia ancora Palù: “Va sottolineato come la crescita caotica sia evidente solo nella fase iniziale di espansione pandemica di SARS-CoV-2. Il fatto che altri virus altamente diffusivi e letali ma non pandemici quali i coronavirus SARS-CoV-1 e MERS-CoV e Ebolavirus non abbiano questo comportamento fa pensare che una crescita iniziale caotica sia il prerequisito necessario che garantisca ad un virus emergente l’intrinseca capacità di diventare pandemico”.
Per saperne di più:
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0290453
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