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23 Novembre 2023

Violenza sulle donne, alterazioni del Dna nelle vittime: studio Iss coinvolge nuovi centri

La violenza altera mediante modificazioni epigenetiche la funzionalità del Dna delle donne che l’hanno subita in modo più ampio di quanto emerso finora. Convegno Iss sul Progetto EpiWe

di Simona Zazzetta


Violenza sulle donne, alterazioni del Dna nelle vittime: studio Iss coinvolge nuovi centri

La violenza altera, mediante modificazioni epigenetiche, la funzionalità del Dna delle donne che l’hanno subita, tali alterazioni potrebbero essere ancora più estese di quanto emerso finora dagli studi scientifici. Studiare queste “cicatrici” epigenetiche potrebbe aprire a una prevenzione “di precisione”, che limiti al massimo l’insorgenza di patologie conseguenti al trauma. In questa direzione si muove il progetto di ricerca EpiWe che ha avviato la fase multicentrica presentata oggi durante il “Convegno del Progetto multicentrico EpiWE, epigenetica della violenza sulle donne: verso una prevenzione di precisione” che si è tenuto nella sede dell’Iss.  

Violenza altera espressione dei geni connessi a memoria, apprendimento e stress
Lo studio pilota EpiWE (Epigenetics for Women), condotto dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) in collaborazione con l’Università di Milano, ha già messo in evidenza che la violenza è in grado di modificare mediante modificazioni epigenetiche la funzionalità del Dna delle donne che l’hanno subita, in particolare alterando tre geni. L’epigenetica studia come i fattori ambientali, inclusi anche le esperienze e i traumi, possono modificare l’espressione dei geni senza modificare la sequenza del Dna. I meccanismi epigenetici sono diversi e in molti casi reversibili, tuttavia l’epigenetica può influenzare il rischio di sviluppare molte malattie.
La prima fase della ricerca, pubblicata su Healthcare, ha studiato alcuni marcatori epigenetici associati allo stress post-traumatico (Post Traumatic Stress Disorder, PTSD) nelle donne che sono sopravvissute alla violenza in ambito relazionale e/o sessuale. Confrontando un campione di 62 donne che avevano subito violenza, con uno di 50 che non l’aveva subita, è emerso che la violenza provoca l’ipermetilazione di tre geni legati al funzionamento della memoria, dell’apprendimento e della risposta allo stress. La riduzione dell’espressione di questi geni è anche collegata, infatti, alla manifestazione di almeno un sintomo del PTSD. Il progetto di ricerca prevede, ora, il coinvolgimento di altri centri per aumentare la numerosità campionaria e per valutare nel tempo, la possibile variazione dell’intero epigenoma delle pazienti, anche attraverso la raccolta di campioni biologici attraverso una biobanca dedicata. Al momento del prelievo, e nei richiami del follow-up, i campioni biologici saranno corredati con una serie di dati sul benessere psicofisico, con particolare riguardo alle patologie stress correlate.

Studio dell’epigenoma per prevenire effetti a lungo termine della violenza subita
“Studiare l’intero epigenoma potrebbe essere predittivo per gli effetti a lungo termine della violenza - spiegano Simona Gaudi e Loredana Falzano (Ricercatrici del Dipartimento Ambiente e Salute e del Centro Nazionale di Salute Globale) - mettendo in luce l’origine delle patologie non trasmissibili, consentendo la messa in atto di strategie innovative e di prevenzione di precisione. Le potenzialità dello studio epigenetico multicentrico, realizzabile grazie anche alla costituzione della biobanca, potrà, insieme alle cure standard, perfezionare la gestione di ogni singolo caso con una valutazione più ampia e obiettiva delle cicatrici lasciate dall'evento violento. A lungo termine, questo approccio consentirebbe di ottimizzare il trattamento, migliorare la qualità della vita delle vittime e, non ultimo, fornendo una più obiettiva caratterizzazione del danno, consentirebbe di dare prospettive medico-legali migliori”.

Nel corso del Convegno, annuncia l’Iss verranno illustrati anche i passi in avanti che si stanno facendo per riuscire ad acquisire dati comparabili, regolarmente aggiornati e interconnessi. Nel 2019, infatti, è stata istituita la “Banca dati sulla violenza di genere” che prevede la collaborazione tra Istat e Ministero della Salute al fine di monitorare questa “pandemia silente” e di offrire gli strumenti adeguati per un’analisi puntuale delle cause e delle conseguenze del fenomeno. Si vorrebbe arrivare al risultato di avere una chiave di linkage individuale che permetta di seguire la stessa donna all’interno di diverse basi-dati per consentire l’identificazione di profili di salute riconducibili all’evento traumatico e di violenza.  

Per saperne di più:
https://www.iss.it/-/violenza-di-genere-lo-studio-delle-cicatrici-nel-dna-per-una-prevenzione-di-precisione 

https://www.iss.it/web/guest//news/-/asset_publisher/gJ3hFqMQsykM/content/id/8054915

https://www.epicentro.iss.it/stress/ 

TAG: GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, STRESS PSICOLOGICO, GENETICA, GENI

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