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19 Gennaio 2024 Alzheimer: dai test pre-clinici sulla carenza di dopamina nell’area tegmentale ventrale si è visto che l’intervento farmacologico riduce il successivo declino cognitivo

I livelli di dopamina nell'ippocampo, sede della memoria, svolgono un ruolo nella fase asintomatica della malattia di Alzheimer, durante la quale si verificano piccoli episodi epilettici, spesso asintomatici. Infatti, quando il sistema dopomaninergico viene meno in un’area specifica del cervello, si verificano episodi epilettici e con un intervento farmacologico su questi meccanismi si possono ridurre gli episodi, che altrimenti andrebbero a peggiorare il declino cognitivo. È quanto emerge da uno studio pre-clinico condotto dall'Università Campus Bio-Medico di Roma, insieme alla Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry. Lo fa sapere la nota della Fondazione.
Diagnosi precoce della malattia è necessaria, ma complessa
La malattia di Alzheimer, dice la nota, è la prima causa di demenza nella popolazione italiana e oltre 600.000 persone convivono con questa condizione. Sebbene la diagnosi della malattia sia, ad oggi, esclusivamente legata ai sintomi riportati al neurologo dal paziente e misurati dal neuropsicologo, la ricerca sta proponendo sempre maggiori soluzioni per la diagnosi precoce dell’Alzheimer. "Agire prima ancora che il paziente manifesti sintomi evidenti della malattia è molto complesso. Per riuscirci è necessario individuare con ragionevole certezza il paziente che effettivamente svilupperà la malattia ed intervenire il prima possibile per preservare i neuroni", spiega il coordinatore dello studio Marcello D'Amelio, responsabile del laboratorio di Neuroscienze Molecolari del Santa Lucia Irccs.
La carenza dopamina coinvolta nella patologia
La ricerca ha riguardato lo studio delle aree del cervello preposte alla produzione della dopamina, neurotrasmettitore il cui deficit è solitamente legato alla malattia di Parkinson per la quale esistono, già oggi, numerose terapie.
D'Amelio da alcuni anni si è focalizzato sull'area tegmentale ventrale, un'area del cervello legata alla produzione di dopamina e coinvolta in numerose funzioni cerebrali. Nel nuovo studio, condotto su modelli animali, i ricercatori hanno dimostrato che la carenza di dopamina, legata a una precoce degenerazione dell'area tegmentale ventrale, impedisce il corretto funzionamento dei meccanismi che controllano l'eccitabilità corticale, da cui derivano gli episodi epilettici.
“Con questo studio aggiungiamo un ulteriore tassello alla conoscenza delle fasi pre-cliniche dell’Alzheimer. Intervenendo sui meccanismi dopaminergici del cervello con farmaci ben noti per la loro efficacia nella malattia di Parkinson, siamo riusciti, in modelli sperimentali e non ancora sull’uomo, a preservare l’attività neuronale in aree colpite dalla malattia riducendo l’ipereccitabilità ippocampale che può sfociare in attività epilettiche, tipiche delle fasi iniziali della malattia di Alzheimer, e contribuire al peggioramento del declino cognitivo”, aggiunge D'Amelio secondo cui lo studio "va nella direzione di identificare specifiche alterazioni di eccitabilità corticale come biomarcatori di malattia che insieme ad altri, oggi disponibili, possano meglio caratterizzare lo stadio di sviluppo di malattia e aiutare il clinico a intraprendere il percorso terapeutico più adatto".
Terapie per il Parkinson trasferite ad Alzheimer, promettente ambito di ricerca
Questo studio, quindi, conferma l’importanza che i circuiti dopaminergici rivestono nella malattia di Alzheimer, storicamente legata alla carenza di altri neurotrasmettitori tra cui l’acetilcolina. Si tratta di un ambito di ricerca promettente perché permetterebbe di trasferire le terapie oggi disponibili per la malattia di Parkinson nella malattia di Alzheimer. Conclude il prof. D’Amelio: “La diagnosi precoce e accurata della malattia di Alzheimer è fondamentale per selezionare i pazienti che devono imboccare specifici percorsi terapeutici anche farmacologici, incluse le terapie con anticorpi monoclonali contro la beta-amiloide.
Per saperne di più.
https://www.nature.com/articles/s41380-024-02408-9
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