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17 Luglio 2024

Vendite farmaci online illegali, strategie evolute per ingannare utenti. Ecco come tutelarsi

La ricerca di Transcrime, presentata all’inizio di luglio, offre spunti di riflessione su come i siti illegali usando strategie evolute possano aggirare le attuali conoscenze ingannare gli utenti

di Francesca Giani


Vendite farmaci online illegali, strategie evolute per ingannare utenti. Ecco come tutelarsi

Quando un utente procede all’acquisto di un farmaco o un integratore online tende, in molti casi, a mettere in atto una serie di strategie che lo aiutano a discriminare se si trova in presenza di un sito o una piattaforma illegale. Tuttavia, se è vero che alcuni elementi – come la presenza di errori nella presentazione del medicinale o nel corpo del sito – possono essere colti come segnali di allarme, è altrettanto vero che le evoluzioni legate all’intelligenza artificiale e al Natural Language Processing (NPL) possono ridurre il gap tra siti legali e illegali. È questa una delle riflessioni che emergono dall’analisi condotta sui dati relativi al progetto CAPSULE, presentati a inizio luglio, del Centro di Ricerca Transcrime dell'Università Cattolica del Sacro Cuore con il supporto dell'Ufficio Qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell'Agenzia italiana del farmaco e il contributo del Center for Anti-Counterfeiting and Product Protection (A-CAPP) della Michigan State University.  

Vendite online farmaci: informazione su regole viaggia su canali non ufficiali

Il progetto, che ha indagato il grado di consapevolezza dei consumatori in Italia e Spagna riguardo al rischio di acquistare farmaci substandard e falsificati (SFMs) online, si è basato su una Survey condotta in Spagna e Italia a gennaio 2024, tra il 24 e il 26, su un campione rappresentativo di utenti che usano Internet con regolarità. Un primo aspetto che è stato messo in luce nell’analisi riguarda i canali attraverso cui italiani e spagnoli sono venuti a conoscenza della possibilità di effettuare acquisti di farmaci online: al primo posto c'è la rete (62% in Italia e 48% in Spagna), seguita da passa parola di amici e parenti (30% in Italia e 33% in Spagna), social network (26% in entrambi gli stati) e pubblicità mediante e-mail (19% in Italia e 18% in Spagna). Questo risultato evidenzia, una volta di più, la maggiore rilevanza di canali informali nel diffondere informazioni che dovrebbero invece essere proposte in primo luogo - e sin da subito - da canali istituzionali, attraverso per esempio campagne di sensibilizzazione, capaci di fornire quella base di conoscenze necessarie a orientare le prime esperienze in un determinato ambito.  

Cresce l’esposizione ad annunci pubblicitari: banner, spam e post

Oggetto di indagine sono state poi le modalità di esposizione a pubblicità online relative a medicinali (tramite banner, spam, post e così via). La gran parte dei rispondenti ha dichiarato di essersi imbattuto in una qualche tipologia di annuncio pubblicitario su farmaci - rispettivamente l'85% degli italiani e il 75% degli spagnoli - e questo è accaduto con una frequenza elevata (regolarmente e spesso) per oltre la metà dei casi in Italia, 56%, e nel 43% in Spagna. In entrambi i Paesi risulta più probabile che gli annunci online vengano notati da giovani, piuttosto che da persone di età più avanzata. Nel complesso, l'82% degli italiani che si è imbattuto in un messaggio pubblicitario ha anche effettuato almeno un acquisto, mentre tra gli spagnoli a mostrare un simile comportamento è il 69%. Nel complesso, emerge una maggiore tendenza all'acquisto online da parte degli italiani, anche in termini di frequenza: compra online farmaci con regolarità o spesso il 49% in Italia, contro il 27% in Spagna, dove la maggior parte delle persone effettua acquisti occasionalmente. Quanto al canale, in entrambi gli Stati i rispondenti dichiarano di essersi imbattuti in pubblicità in primo luogo su siti web, tra cui per esempio farmacie online (69%), seguiti da social network e piattaforme di e-commerce, quali Amazon, Ebay e Alibaba. L'1% ha indicato il dark o deep web. I farmaci per l'influenza sono quelli che, stando alle risposte degli italiani, sono più spesso oggetto di avvisi pubblicitari, seguiti da quelli relativi alla perdita di peso, per la cura del colesterolo, per il dolore e quelli per favorire le prestazioni sportive. Andando ad analizzare la propensione all'acquisto di tali categorie, si confermano al primo posto i farmaci per l'influenza, ma al secondo e terzo posto sono indicati rispettivamente farmaci per il dolore e il colesterolo. Diversa la situazione in Spagna: al primo posto, per acquisti, ci sono quelli per le performance sportive, quelli contro l'influenza e per la perdita di peso, mentre risultano essere maggiormente oggetto di pubblicità quelli per la perdita di peso, seguiti da performance sportive e influenza. Particolarmente focalizzati nei messaggi pubblicitari, in Spagna, sono anche quelli per smettere di fumare e per la disfunzione erettile.

Annunci illeciti: i fattori e le strategie messe in campo per individuarli

Ma un aspetto di particolare rilevanza riguarda anche le strategie che gli utenti mettono in campo per riconoscere quando un annuncio è illecito e quando non lo è. Nel corso dell’indagine, è stata sottoposta a un campione più limitato una combinazione di tre immagini di siti che offrono farmaci e integratori in modo che ve ne fosse almeno una lecita e una illecita: i consumatori hanno correttamente classificato gli annunci legittimi il 63% delle volte, riscontrando invece maggiore difficoltà nell’identificare gli annunci illeciti (solo il 43% delle volte in Italia e il 42% in Spagna).
Interessante è osservare quali sono i fattori che hanno aiutato l’identificazione: segnale chiaro per oltre la metà del campione è l’assenza di un’etichetta di certificazione del Ministero della Salute, a seguire l’assenza della descrizione del farmaco o la presenza di errori nella descrizione del medicinale (50%), la mancanza di informazioni quali l’indirizzo dell’azienda o dati relativi alla farmacia fisica o al soggetto venditore (poco più del 40%, contro il 50% degli spagnoli). Gli italiani, al contempo, si mostrano più sensibili degli spagnoli alla presenza o meno della partita iva di chi vende, considerato quindi un elemento per orientarsi. Altri elementi utili sono poi la presenza di errori ortografici disseminati in tutto il sito (indicato dal 40%), ma anche le informazioni collaterali legate per esempio al vettore scelto per la consegna a domicilio, così come l’assenza di indicazioni in caso di reso (poco meno del 40%) o anche l’impianto relativo alla gestione della privacy. Anche l’assenza di recensioni e un rating negativo possono essere elementi presi in considerazione. Un prezzo troppo basso è stato colto come segnale d’allarme da tre italiani su dieci (leggermente meglio tra gli spagnoli: quattro su dieci). Mentre foto e dettagli relativi al packaging sono considerati rilevanti per discriminare quando un annuncio è illecito per una minoranza di rispondenti in entrambi i paesi, come pure la presenza di una limitata scelta di metodi di pagamento. 

Attenzione alle frontiere e agli usi della Intelligenza artificiale e del NPL

Ma, se la presenza di elementi che vengono riconosciuti come segnali di allarme, da un lato, è importante, perché appaiono come leve su cui poter puntare per potenziare la consapevolezza dell’utente, attraverso per esempio campagne informative o anche nel dialogo tra professionista della salute, quale il farmacista, e paziente, dall’altro lato dal Rapporto emerge anche un’altra riflessione. Molti dei fattori che gli utenti usano per riconoscere l’attendibilità e la legittimità di un sito o di un messaggio possono essere corretti mediante le frontiere evolutive rappresentate dalla Intelligenza artificiale e da sistemi di Natural Language Processing (NPL). Questo fatto rende sempre più complesso generare strategie di tutela dell’utente e mette ancora più in rilievo la necessità di una cooperazione tra istituzioni e componenti della filiera e l’esigenza di rendere sempre più sicuri i siti web, anche attraverso elementi di unicità, marker di legittimità – come il logo del Ministero della salute - che garantiscano l’utente. 

Il rapporto completo è disponibile qui.

TAG: AIFA, FARMACIE ONLINE, E-COMMERCE, VENDITA ABUSIVA DI FARMACI

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