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20 Settembre 2024Il 21 settembre è la Giornata Mondiale dell'Alzheimer, l'Istituto Superiore di Sanità sottolinea l'importanza della prevenzione nella lotta contro la demenza. Nonostante oltre 30 anni di ricerca per trovare un farmaco in grado di rallentare la progressione della malattia, i risultati restano limitati

Il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale dell'Alzheimer, una malattia che rappresenta la forma più comune di demenza. A livello globale, i casi di demenza superano i 55 milioni, mentre in Italia sono circa due milioni le persone colpite da declino cognitivo, con un impatto diretto su quattro milioni di familiari. A fronte di questo, l’attenzione a livello scientifico è puntata sulla prevenzione e, accanto a questo, la ricerca si muove per trovare un farmaco che modifichi il decorso della malattia da 30 anni, anche se purtroppo ancora senza successo.
L'aumento dell'aspettativa di vita, come sottolinea l'OMS, rende la demenza una priorità di salute pubblica, con previsioni che indicano una crescita esponenziale dei casi nei prossimi anni. Nonostante gli sforzi della ricerca, che da oltre 30 anni si concentra sulla scoperta di un farmaco capace di rallentare la progressione della malattia, i risultati ottenuti finora sono limitati. Tuttavia, la prevenzione gioca un ruolo cruciale, come dimostrato da uno studio pubblicato su *The Lancet* nell'agosto 2024. Secondo questa ricerca, intervenire su 14 fattori di rischio modificabili, tra cui diabete, fumo e inattività fisica, potrebbe prevenire o ritardare fino al 50% dei casi di demenza.
In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha intensificato il proprio impegno contro le demenze, adottando otto obiettivi strategici per affrontare questa sfida sanitaria. Nicola Vanacore, direttore dell’Osservatorio Demenze dell'ISS, ha evidenziato l'importanza di tali azioni, sottolineando come la natura progressiva della demenza, caratterizzata da un declino cognitivo e comportamentale, renda necessaria una risposta sanitaria adeguata e prioritaria.
Il Piano Nazionale Demenze, in vigore dal 2015, è stato aggiornato per includere strategie di prevenzione e trattamento, con la creazione di un Tavolo Permanente coordinato dal Ministero della Salute. Tra le attività previste vi sono la diffusione di linee guida su diagnosi e trattamento, l'introduzione di un piano nazionale di formazione e l'avvio di sperimentazioni per la tele-riabilitazione. Fondamentale anche il monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici e della rete dei servizi dedicati.
L'impegno italiano si inserisce in un contesto di collaborazione internazionale, coordinato dall'OMS. A tal proposito, nel maggio 2024 è stato firmato un memorandum d'intesa triennale tra l'OMS e l'Osservatorio Demenze, con l'obiettivo di migliorare i modelli di assistenza per l'invecchiamento in salute.
Nonostante la caccia a una terapia efficace prosegua da oltre tre decenni, finora nessun farmaco si è dimostrato capace di modificare in modo significativo la progressione della demenza. Negli Stati Uniti, la FDA ha approvato due anticorpi monoclonali mirati contro gli aggregati amiloidei, ma la loro efficacia è stata limitata e accompagnata da effetti collaterali. In Europa, l'EMA ha rifiutato l'autorizzazione per questi trattamenti, lasciando aperto il dibattito scientifico.
In parallelo, la ricerca sta esplorando l'uso di farmaci già in commercio per altre patologie, nella speranza di rallentare la progressione del declino cognitivo, soprattutto agendo sui fattori di rischio metabolici e cardiovascolari.
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