oncologia
11 Agosto 2025Una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of Oral Microbiology, ha identificato un legame inaspettato tra la presenza del batterio Fusobacterium nucleatum (Fn) all’interno dei tumori della testa e del collo e una sopravvivenza più lunga nei pazienti affetti

Fusobacterium nucleatum è un batterio normalmente presente, in basse concentrazioni, nella flora del cavo orale di individui sani. Tuttavia, quando prolifera in modo incontrollato, è stato associato a condizioni infiammatorie come la parodontite e ad altri disturbi. Negli ultimi anni, è emerso anche un suo possibile coinvolgimento nei processi tumorali.
Lo studio, condotto su 94 campioni tumorali provenienti da pazienti trattati presso l’Hospital de Amor di Barretos, in Brasile, ha impiegato una nuova tecnica di PCR digitale per identificare tracce anche minime di DNA batterico nei tessuti. I risultati hanno evidenziato la presenza di Fn nel 60% dei casi, con una maggiore incidenza nei tumori dell’orofaringe rispetto a quelli della cavità orale.
Nel corso di un follow-up durato circa cinque anni, i ricercatori hanno osservato che i pazienti nei cui tumori era presente Fusobacterium nucleatum mostravano una sopravvivenza media significativamente più lunga (60 mesi) rispetto a quelli in cui il batterio era assente (36 mesi). Questo dato risulta sorprendente, considerando che in altre forme di cancro, come quello del colon-retto, la presenza di Fn è solitamente associata a prognosi negative.
Sebbene lo studio non dimostri un legame causale diretto, i risultati rafforzano l’idea che il microbioma tumorale possa influenzare l’evoluzione del cancro. Diversi fattori individuali, come la dieta, l’igiene orale, lo stile di vita e l’etnia potrebbero influenzare non solo la composizione del microbioma, ma anche il modo in cui Fusobacterium nucleatum interagisce con il microambiente, determinando un effetto potenzialmente benefico o dannoso. Proprio per questo motivo, gli autori sottolineano la necessità di avviare nuove ricerche prospettiche e studi meccanicistici più approfonditi per comprendere meglio i meccanismi biologici sottostanti.
Gli autori concludono sottolineando che la possibilità di identificare Fusobacterium nucleatum anche in campioni tumorali d’archivio rappresenta un’opportunità concreta per future applicazioni cliniche. Se confermata da ulteriori studi, la presenza del batterio potrebbe essere utilizzata come biomarcatore prognostico, utile per stratificare il rischio nei pazienti affetti da tumori della testa e del collo.
Fonte
J Oral Microbiol. 2025 Apr 1;17(1):2487644. doi: 10.1080/20002297.2025.2487644
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