violenza di genere
24 Novembre 2025La farmacia è spesso il primo luogo in cui emergono i segnali, anche silenziosi, della violenza contro le donne: contusioni spiegate male, uso ricorrente di psicofarmaci, atteggiamenti di paura o controllo. È da questa prossimità che nascono le iniziative avviate in occasione del 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

L’affermazione “la farmacia è parte essenziale della rete di protezione delle donne perché vicina, accessibile e credibile”, pronunciata dalla Ministra per le Pari opportunità Eugenia Roccella, trova una sua traduzione concreta nelle numerose iniziative avviate sul territorio in occasione del 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ma prima ancora delle iniziative, c’è un dato che emerge ogni anno con forza: in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa, ma la violenza non inizia con l’omicidio, e si intercetta solo se si riconoscono i segnali, che a volte non sono eclatanti, e la farmacia è spesso il primo luogo dove questi segnali affiorano, dai segni sul corpo (contusioni ematomi) o dall’uso sistematico di psicofarmaci.
A ricordarlo è Angela Margiotta, presidente dell’associazione Farmaciste Insieme, nata nel 2011 proprio “per rendere le farmacie un luogo sicuro e di ascolto” e promotrice del Progetto Mimosa.
“In questi anni – sottolinea a Farmacista33 – abbiamo distribuito milioni di volantini informativi, indirizzando purtroppo moltissime donne al 1522. Non ultima una donna che si è presentata in farmacia con in mano il nostro volantino: ha inquadrato il QR code che la indirizzava al centro antiviolenza più vicino, ed è lì che ha iniziato il suo percorso. A volte la differenza sta in un gesto semplice ma possibile. La nostra operatività poggia su un’idea forte di prossimità: la rete delle 22.000 farmacie e degli oltre 100.000 professionisti è una prossimità umana, significa saper intercettare i bisogni taciuti, aprire un canale di dialogo, orientare ai servizi giusti, farsi ponte tra la donna e la rete territoriale”.
Proprio l’intercettazione dei segnali è il punto nevralgico. Perché spesso – ricordano i medici – i segni della violenza spesso non sono eclatanti. Lo spiega Camilla Mandatori, Medico di Medicina Generale ad Aosta e membro SIMG: “I segnali delle violenze spesso non sono eclatanti: una paziente che si presenta sistematicamente accompagnata e lascia al partner la gestione del colloquio; uno sguardo che sfugge, risposte esitanti, un atteggiamento che trasmette insicurezza o paura. A questi segnali relazionali si aggiungono quelli clinici: contusioni o fratture spiegate in modo incoerente, ematomi in fasi diverse di guarigione, disturbi ricorrenti come cefalee, dolori addominali, capogiri, sensazione di soffocamento, per i quali non emerge una causa organica. Anche insonnia, abuso di psicofarmaci, depressione o un tono dell’umore instabile possono rappresentare indicatori da non sottovalutare. Naturalmente, un solo elemento preso singolarmente non costituisce una diagnosi, ma l’insieme di diversi segnali ci deve imporre un sospetto, che può cambiare la traiettoria della vita di una donna”.
La capacità di riconoscere i segnali, però, funziona se è accompagnata da una rete di luoghi capaci non solo di accogliere, ma anche di informare, orientare, prevenire. Ed è in questa logica che si inseriscono le iniziative promosse dalle farmacie in occasione del 25 novembre: interventi diversi per strumenti e destinatari, ma accomunati dall’idea che la farmacia possa essere un presidio sanitario e sociale di primo contatto.
A Verona, Federfarma ha scelto di portare il Progetto Mimosa direttamente nelle scuole, incontrando gli studenti delle classi IV e V degli istituti superiori. Un passaggio che amplia il raggio d’azione della farmacia, trasformandola non solo in un luogo di ascolto per chi subisce violenza, ma anche in un soggetto attivo nella prevenzione e nell’educazione.
“La farmacia accoglie e offre una risposta sanitaria professionale a tutti, ma quando si parla di soggetti deboli si attivano anche aiuti di carattere sociale – afferma Elena Vecchioni, presidente Federfarma Verona –. Le nostre porte sono sempre aperte: non chiediamo documenti e offriamo tutta la nostra disponibilità nella lotta agli abusi”.
A Pisa, il tema della prevenzione passa attraverso un gesto quotidiano: l’iniziativa “In farmacia, ogni acquisto è un’occasione per dire NO alla violenza”, che prevede la distribuzione di shopper per i farmaci con messaggi di sensibilizzazione e il numero 1522. Il progetto, promosso dal Soroptimist Club Pisa con il supporto delle farmacie comunali, dell’Ordine dei farmacisti e di Federfarma Pisa, mira a rendere la farmacia un veicolo capillare di informazione.
“È un messaggio immediato che può raggiungere chiunque – rileva Silvia Silvestri, presidente del Consiglio cittadino per le pari opportunità – perché la farmacia è un luogo quotidiano e accessibile”.
A Roma, per tutto il mese di novembre, le farmacie hanno scelto di intervenire su un fronte emergente della violenza di genere: il drink spiking. L’iniziativa “Il consenso non si scioglie in un drink”, promossa da Federfarma Roma prevede la distribuzione gratuita di kit rapidi per rilevare sostanze come GHB, chetamina e scopolamina nelle bevande. Un presidio concreto pensato soprattutto per i contesti della vita sociale notturna, dove questo tipo di abuso è più frequente.
“Il consenso è la base di ogni relazione e non può essere aggirato – afferma Andrea Cicconetti, presidente di Federfarma Roma –. Mettiamo a disposizione uno strumento semplice per individuare sostanze stupefacenti nei drink: informazione e prevenzione possono evitare una violenza e, talvolta, salvare una vita”. L’obiettivo, aggiunge, è anche coinvolgere gli uomini: “Devono fare la loro parte e mettersi in ascolto”.
In Piemonte, Federfarma ha puntato sulla visibilità, invitando le farmacie a esporre per un’intera settimana la locandina con il numero antiviolenza 1522. Un gesto simbolico che prepara la presentazione dei primi risultati del progetto “La violenza contro le donne – il ruolo della Farmacia di Comunità”, avviato nella provincia di Torino e in via di estensione regionale: un monitoraggio sugli accessi, sulle richieste di aiuto e sulla capacità delle farmacie di riconoscere e intercettare situazioni a rischio.
A Torino, la sensibilizzazione passa anche attraverso un oggetto familiare: il “bugiardino”. Sono stati distribuiti in 700 farmacie foglietti illustrativi che riproducono la grafica e la struttura dei veri foglietti dei medicinali, ma al posto di principi attivi e posologie indicano le “componenti” della violenza, i segnali per riconoscerla e i contatti utili per chiedere supporto. “Abbiamo aderito con entusiasmo – racconta Barbara Truffelli, vicepresidente di Federfarma Torino – perché la farmacia è un luogo di ascolto e prevenzione. Questo progetto unisce la nostra funzione sanitaria a una missione sociale: informare, allertare, sostenere”.
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