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Aderenza terapeutica

02 Dicembre 2025

Aderenza terapeutica, il dialogo è decisivo: i farmacisti sono i più disponibili. Ecco chi sono i pazienti più a rischio

Fragilità, basso livello socioeconomico e comorbidità sono i principali fattori di rischio per la scarsa aderenza. Tra i professionisti emerge il nodo del tempo dedicato al paziente, ma nelle farmacie di comunità solo il 21% segnala questa difficoltà

di Redazione Farmacista33


Aderenza terapeutica, il dialogo è decisivo: i farmacisti sono i più disponibili. Ecco chi sono i pazienti più a rischio

La scarsa aderenza terapeutica pesa soprattutto tra le persone anziane e fragili, con basso livello socioeconomico, spesso sole, con più patologie da gestire e un carico di terapia complesso, su cui incidono anche fattori psicologici come la sensazione di dipendenza dal farmaco, la scarsa motivazione e la percezione di non essere davvero “a rischio”. In questo quadro, uno degli elementi critici è il tempo limitato da dedicare al dialogo con il paziente, ma con una differenza importante: se infermieri, medici di medicina generale e specialisti segnalano in larga parte questa difficoltà, tra i farmacisti di comunità solo in un caso su cinque (21%) dichiara di avere poco tempo per il confronto. Sono alcune evidenze registrate dalla “Indagine civica sull’aderenza terapeutica: un piano d’azione comune”, da cui emerge anche una proposta di Piano di azione per migliorare l’aderenza tra cui anche “l'attuazione della Farmacia dei Servizi”.

Il profilo del paziente che non segue correttamente la terapia

L’Indagine ha coinvolto target eterogenei, rappresentati da 502 pazienti, 45 presidenti delle associazioni di pazienti, 74 medici di medicina generale, 165 medici specialisti, 194 infermieri, 1590 farmacisti di comunità, 205 farmacisti ospedalieri.

Oltra la metà dei cittadini che hanno risposto è affetta da patologie di tipo metabolico, da patologie reumatologiche (39,1%) e cardiovascolari (29,1%) che, per natura, richiedono trattamenti continuativi e spesso complessi, soprattutto per chi convive con più patologie, un target che, all’interno del campione di riferimento, è rappresentato dai due terzi dei cittadini.

Per il 38% degli intervistati l’aderenza è il rispetto puntuale delle indicazioni mediche, il 18% è un fattore di consapevolezza e responsabilità personale, mentre il 15% lo vede come una conseguenza diretta della relazione medico-paziente, basata sul dialogo, fiducia, confronto e collaborazione.

Fra le ragioni che portano a non seguire correttamente le terapie prevalgono, secondo i pazienti, fattori psicologici e percettivi: il 28,3% riferisce una sensazione di dipendenza dal farmaco, mentre pigrizia o scarsa motivazione (20,8%) e la percezione di non essere realmente in pericolo (20,2%) rappresentano ulteriori ostacoli all’aderenza.
Un quadro coerente emerge anche dal profilo dei pazienti “non aderenti” delineato dai Presidenti delle associazioni: per quasi il 73% sono soprattutto le persone fragili e anziane a rischio, seguite da chi ha un basso livello socioculturale (58,3%) e da chi vive in solitudine o con poco supporto familiare (54,2%), elementi che confermano il peso determinante della rete sociale nella gestione quotidiana della terapia. Significativa, inoltre, la quota di chi indica nei pazienti con comorbidità (45,8%) un ulteriore gruppo particolarmente esposto al rischio di scarsa aderenza.

I professionisti confermano le caratteristiche del paziente a maggior rischio di non aderenza: per più del 70% sono persone sole o anziane, per circa il 65% sono soggetti con basso livello socioculturale. La presenza di due o più patologie risulta essere un fattore importante per circa un terzo del campione dei medici di medicina generale e degli infermieri, oltre la metà dei farmacisti ospedalieri e degli specialisti.

L'aderenza terapeutica “necessita di interventi personalizzati e strutturali”- dichiara Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva: “Interventi che consentirebbero di contenere le spese economiche derivanti dalla scarsa aderenza alle terapie, stimate in circa 2 miliardi di euro l’anno per il Servizio Sanitario Nazionale” e aggiunge che “accanto ad interventi di sistema finalizzati a integrare un modello di rete coordinato, di prossimità, supportato da strumenti digitali e capacità organizzativa, occorre puntare molto sul tempo che i professionisti possono dedicare al paziente e ai suoi caregiver”.

La relazione con il paziente migliora l’aderenza terapeutica

Per i Presidenti delle Associazioni le priorità per migliorare l’aderenza sono il rafforzamento della comunicazione medico-paziente (22%), l’inserimento strutturato delle Associazioni nei percorsi assistenziali (18%) e un’educazione terapeutica diffusa (16%), insieme alla richiesta di più formazione e supporto per caregiver e volontari (12%). 
Anche i cittadini individuano negli aspetti relazionali la leva principale per migliorare l’aderenza: chiedono soprattutto più dialogo con il medico curante (36,1%), strumenti pratici, digitali e analogici, per la gestione quotidiana della terapia (35,6%), confronto con altri pazienti (26,1%) e maggiore coinvolgimento di altri professionisti sanitari, inclusi farmacisti e infermieri (25,2%). Per un quinto degli intervistati (19,9%) è cruciale anche il supporto motivazionale.

Il tema del tempo dedicato al paziente emerge come uno dei principali ostacoli secondo gli operatori: lo segnalano il 53,2% degli infermieri, il 45,9% dei medici di medicina generale, il 48,5% dei farmacisti ospedalieri e il 35,3% degli specialisti. Diverso il quadro nelle farmacie di comunità, dove solo il 21% dichiara di avere poco tempo per il dialogo, evidenziando una maggiore disponibilità al confronto diretto con il cittadino.

Sul versante organizzativo, professionisti di tutti i profili mettono in luce la scarsa integrazione multiprofessionale: la lamenta oltre il 75% dei MMG, il 65% dei farmacisti di comunità e il 63% degli infermieri. Diffusa anche la percezione di una formazione insufficiente sull’aderenza terapeutica, indicata dal 63% degli infermieri e da più di un MMG su due.

Ampie criticità emergono infine sul fronte della digitalizzazione e dei protocolli strutturati. Il ricorso a strumenti digitali per monitorare l’aderenza terapeutica risulta più diffuso fra i MMG (58,1%) e fra i farmacisti ospedalieri (42,6%) del campione. È invece ancora molto limitato tra gli specialisti - che in oltre l’88% dei casi dichiarano di effettuare il monitoraggio in larga parte attraverso strumenti tradizionali come i colloqui di follow-up - e fra gli infermieri - che li utilizzano in meno di un terzo dei casi - e fra i farmacisti di comunità che appena in un caso su quattro affermano di disporre di strumenti informatizzati per monitorare l’aderenza terapeutica. Idem per la scarsità di protocolli strutturati finalizzati a questo: afferma di non disporne il 54% dei MMG, il 63% degli infermieri e dei farmacisti ospedalieri, il 76,3% degli specialisti e dei farmacisti di comunità..

Farmacia dei servizi funzionale per migliorare aderenza terapeutica

Per migliorare l’aderenza terapeutica Cittadinanzattiva propone un Piano di azione con interventi in quattro ambiti:

Intervento di governance: aderenza terapeutica come indicatore LEA. Garantire l’effettiva identificazione di un indicatore specifico per misurare l'aderenza terapeutica dei pazienti, con un'attenzione particolare alla riduzione delle disparità sociodemografiche e territoriali.

Intervento Strutturale: Interoperabilità e Governance Digitale. Da realizzare attraverso il pieno funzionamento e l’integrazione del FSE e promuovendo la co-progettazione e l'adozione di sistemi di alert e reminder (per il paziente e il professionista) integrati nei gestionali clinici, che segnalino il mancato ritiro del farmaco o la scadenza del Piano Terapeutico.

Intervento Organizzativo: Rete multiprofessionale e prossimità. Prevedere un “modello di rete coordinato”, attraverso: l’adozione di protocolli condivisi che definiscano in modo chiaro i canali di comunicazione e feedback reciproco tra ospedale e territorio per la gestione delle terapie croniche; l'attuazione della Farmacia dei Servizi e il rafforzamento del ruolo dell'Infermiere di Famiglia e Comunità; la riduzione del carico amministrativo e burocratico.

Intervento relazionale: Tempo di Qualità e Sensibilità Sociale. Riconoscere il tempo per il dialogo approfondito e l'educazione terapeutica come un atto di cura fondamentale; prevedere percorsi di formazione interprofessionale continua che si concentri sulle competenze comunicative, sul counseling motivazionale; realizzare interventi che tengano conto dei determinanti sociali e delle differenze di genere nella percezione degli ostacoli e nella individuazione di soluzioni personalizzate. Fondamentale il potenziamento del ruolo degli Assistenti Sociali e degli Infermieri di Famiglia/Comunità nel team di cura, con protocolli strutturati di collaborazione con i MMG e gli Specialisti, per intercettare attivamente i pazienti a rischio (persone sole, fragili/anziane, con disagio socioeconomico) e il coinvolgimento delle Associazioni di Pazienti e organizzazioni civiche nel percorso di cura.

Fonte:

https://www.cittadinanzattiva.it/comunicati/17468-aderenza-terapeutica-meta-dei-pazienti-fatica-a-seguire-le-prescrizioni-pesano-condizioni-socio-economiche-e-presenza-di-piu-patologie.html 

TAG: ADERENZA ALLA TERAPIA, CITTADINANZATTIVA, FARMACISTI

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