oncologia
10 Febbraio 2026L’attivazione di un programma di gestione della terapia farmacologica guidato dal farmacista clinico può migliorare in modo significativo il controllo del dolore nei pazienti oncologici, riducendo gli effetti collaterali e favorendo una maggiore aderenza alle cure

È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sul Journal of Pharmaceutical Health Care and Sciences, che ha coinvolto 246 pazienti ricoverati per dolore da cancro. Di questi, 100 hanno ricevuto l’assistenza standard, mentre 146 sono stati seguiti da farmacisti clinici attraverso un percorso strutturato che comprendeva la revisione completa delle terapie, un’educazione personalizzata, l’identificazione dei problemi correlati ai farmaci e controlli settimanali per 30 giorni dopo la dimissione.
Dopo un mese di follow-up, i pazienti seguiti dal farmacista hanno riportato un miglioramento significativo del dolore, con una riduzione media del punteggio di 2,81 punti, rispetto ai 1,92 punti osservati nel gruppo che ha ricevuto solo l’assistenza tradizionale. Anche gli episodi di riacutizzazione sono risultati meno frequenti, indicando una terapia analgesica più stabile e meglio calibrata nel tempo. Secondo i ricercatori, questi risultati sono attribuibili al monitoraggio continuo e agli aggiustamenti tempestivi dei dosaggi, che hanno permesso di adattare i trattamenti alle esigenze individuali, evitando sia sotto dosaggi sia eccessi.
Il supporto del farmacista ha contribuito anche a migliorare la tollerabilità delle terapie. Gli effetti indesiderati tipici degli oppioidi si sono ridotti in modo significativo: la stipsi è passata dal 30% al 15,8%, la nausea dal 34% al 22,6% e il vomito dal 12% a circa il 4%. Tutto ciò sottolinea che la sorveglianza ravvicinata e l’educazione dei pazienti consentono di prevenire o gestire precocemente molte complicanze, aumentando la sicurezza complessiva del trattamento.
Durante il percorso di assistenza, i farmacisti hanno individuato diversi problemi correlati ai farmaci, come dosaggi inappropriati, assunzione irregolare o schemi terapeutici non ottimali. Circa il 74% di queste criticità è stato risolto, con un impatto diretto sull’efficacia delle cure. Parallelamente, è aumentata anche l’aderenza terapeutica, con la percentuale di pazienti con elevata aderenza salita al 67,8% rispetto al 45% registrato nel gruppo standard.
Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui il disegno osservazionale senza randomizzazione, la conduzione in un singolo centro e la valutazione di alcuni esiti basata su questionari autoriportati.
Saranno quindi necessari studi multicentrici e randomizzati, con follow-up più lunghi, per confermare l’efficacia di questo modello assistenziale e valutarne l’applicazione su larga scala.
Fonte:
J Pharm Health Care Sci. 2026 Jan 27. doi: 10.1186/s40780-026-00544-8. Epub ahead of print. PMID: 41593738.
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