Rapporto Almalaurea, laureati ancora in difficoltà ma scende il tasso di disoccupazione
È uno scenario con molte ombre e qualche timido sprazzo di luce quello disegnato dai dati dell'ultimo rapporto Almalaurea sulla "Condizione occupazionale dei laureati italiani" presentato a Milano all'Università Bicocca. Se da una parte si riconferma come i laureati degli ultimi sette anni, dal 2008 al 2014, facciano il doppio della fatica a entrare nel mondo del lavoro, qualche timido segnale positivo inizia a vedersi, anche in un orizzonte di medio-lungo termine. Due i dati più rilevanti per le facoltà scientifiche. I magistrali a ciclo unico, che comprendono farmacia, medicina e veterinaria sono occupati al 49% a un anno dal titolo che, nella maggior parte dei casi, richiede la prosecuzione degli studi o una formazione non retribuita per poter accedere alla libera professione. Dopo cinque anni il dato migliora in modo significativo e l'occupazione è prossima al 90%, peraltro in calo rispetto al passato, indipendentemente dal tipo di laurea. Cresce anche la stabilità del lavoro, soprattutto per i laureati delle professioni sanitarie, per i quali a cinque anni dalla laurea l'occupazione è significativamente superiore alla media: 97%. A seguire ingegneria e il gruppo chimico-farmaceutico che arriva al 90%. La laurea resta, comunque, una garanzia, come ha sottolineato Andrea Cammelli, Fondatore e Direttore di AlmaLaurea. A cavallo della recessione il differenziale tra il tasso di disoccupazione dei neolaureati e dei neodiplomati è passato da 3,6 a 12,3 punti percentuali, a conferma delle migliori opportunità lavorative dei primi rispetto ai secondi. E le performance restano migliori nel tempo, sia in termini di opportunità occupazionali sia retributive. L'Italia resta, comunque agli ultimi posti per quota di laureati: su 100 giovani di età 25-34 anni, i laureati costituiscono solo il 22%, la media europea a 21 paesi è pari al 37%, la media Ocse è pari al 39%.
Marco Malagutti
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