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Politica e Sanità

07 Aprile 2016

Cronicità, Cittadinanzattiva: tagli colpiscono assistenza e territorio


I tagli al Ssn hanno colpito, e non poco, anche l'assistenza alle persone con patologie croniche e rare. L'allarme arriva da Tonino Aceti, Responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici, nel corso della presentazione a Roma del XIV Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità di Cittadinanzattiva, dal titolo "La cronicità e l'arte di arrangiarsi".

Secondo i dati, il 38,3% dei residenti in Italia ha almeno una fra le principali patologie croniche (nell'ordine: ipertensione, artrite/artrosi, malattie allergiche, osteoporosi, bronchite cronica e asma bronchiale, diabete) e uno su cinque ne ha almeno due. Oltre il 90% delle associazioni di pazienti cronici che hanno contribuito al Rapporto teme che tagli ai servizi e riduzione delle risorse economiche comportino un aggravamento delle proprie condizioni di salute. E ben il 76% mette in evidenza criticità legate a tagli e riduzioni del personale nei centri specialistici con effetti immediati sulle liste di attesa. Il 37% afferma di aver visto ridurre agevolazioni a sostegno dei malati e contrazione dell'assistenza domiciliare. Inoltre una associazione su tre riscontra la mancanza assoluta di servizi alternativi sul territorio. Così, di fronte a Centri di riferimento sempre più distanti dal proprio domicilio (lo denuncia un'associazione su due), o difficilmente raggiungibile (23,5%), il 47% dichiara di dover sostenere costi privati più elevati per spostarsi verso strutture adeguate alla cura della propria patologia. «Stando alle scadenze fissate dal Patto per la Salute - ha aggiunto Aceti - da dicembre 2014 avremmo dovuto avere finalmente un Piano nazionale delle cronicità e entro ottobre 2014 l'Intesa sulla continuità assistenziale ospedale-territorio. E invece ancora nulla di fatto».

Diagnosi incerte e troppo lunghe per il 73% delle associazioni e ottenuta la diagnosi, quasi l'80% riscontra il mancato sostegno psicologico alla persona e alla famiglia, e oltre il 60% la mancanza di orientamento ai servizi. E sul versante dei farmaci, oltre la metà segnala tempi troppo lunghi per l'immissione in commercio e rimborso da parte dell'Aifa e quasi un terzo rallentamenti da parte delle Regioni che tardano nell'inserimento dei farmaci approvati a livello nazionale all'interno dei prontuari regionali. Un'associazione su quattro denuncia invece la mancanza o lontananza del centro di riferimento per farsi prescrivere la terapia farmacologica o la limitazione della prescrizione da parte del medico di medicina generale. Ma se nel capitolo farmaceutico sembra esserci una spinta decisa verso l'innovazione, la stessa cosa non può dirsi per i dispositivi medici e la telemedicina. Solo una associazione su tre ritiene che in questi due campi ci sia stato un acceleramento verso strumenti innovativi. Le innovazioni sono troppo poco orientate alla semplificazione di iter amministrativi complessi (16,6%).

Rossella Gemma

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