Caso Genova, la denuncia: colpa di un organico insufficiente
Nessuna responsabilità dei farmacisti nella spiacevole situazione che si è verificata la settimana scorsa al day hospital oncologico del San Martino-Ist di Genova, dove per due giorni consecutivi, si sono sfiorate le otto ore di attesa per sottoporsi alle sedute di chemioterapia. Secondo quanto apprende Farmacista33 da fonti interne all'Irccs, diversamente da quanto circolato sulla stampa locale a ridosso dei fatti (cfr.Farmacista33 18 aprile), i disservizi dell'Ufa l'unità farmaceutica antiblastica che prepara i farmaci antitumorali (250 al giorno per i 150 pazienti in cura), non sarebbero stati causati dall'assenza dal posto di lavoro dei farmacisti impiegati ma, da una combinazione di più fattori. Uno su tutti, la carenza strutturale di personale sia tra i farmacisti, appunto, che tra gli infermieri anch'essi molto importanti nelle fasi di preparazione delle terapie anti tumorali. Secondo quanto si apprende, infatti, proprio nei giorni in cui l'Ufa del San Martino di Genova non riusciva a sostenere i ritmi usuali, si sarebbero sommate alla mancanza di organico dei farmacisti impiegati, le assenze - più numerose del solito per una serie di coincidenze - degli infermieri in servizio nella struttura. Di fatto, nell'Ufa dell'Istituto dal 2008 al 2015 - fanno sapere sempre fonti interne - si è passati dalle 28mila preparazioni anti tumorali alle 55mila in un anno, senza che si sia implementato il numero di farmacisti in organico. Un tentativo lo si è fatto con i precari che, in quanto tali, negli anni sono andati via via altrove lasciando l'Ufa con soli due farmacisti strutturati. Stessa situazione tra gli infermieri, anche questi troppo pochi per gestire una mole di lavoro così cresciuto negli anni. E in effetti, che fosse un problema di organico lo aveva annunciato alla stampa locale il direttore generale dell'Istituto, Mauro Barabino, che aveva precisato come un fatto del genere, in ogni caso, non dovesse più ripetersi. Anzi, «sarebbe assolutamente necessario - aveva detto -un rafforzamento del personale distaccato in quella sede», ovvero il laboratorio Ufa dove è già stato trasferito un farmacista dalla farmacia centrale dell'ospedale, «ma così è quest'ultima - aveva giustamente ribadito Barabino - a rallentare il lavoro: è un cane che si morde la coda. L'unica soluzione è che la Regione ci venga incontro con le deroghe e ci dia la possibilità di avere più personale. Se no, rimarremo legati a quello precario che spesso dà problemi perché un precario, giustamente, se trova un lavoro migliore se ne va da un giorno all'altro».
Rossella Gemma
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