Politica e Sanità
13 Giugno 2016«Si è aperto, ed è solo all'inizio della sua evoluzione, un secondo livello di ricerca farmacologica, che consentirà di compiere un ulteriore passo nel controllo di vigilanza e di affinare le strategie terapeutiche». Giorgio Cantelli Forti, presidente della Società italiana di farmacologia, ne ha parlato in un recente congresso che la Sif ha organizzato a Bologna su Big data e Real world evidence (Rwe). Si tratta dell'enorme mole di dati sanitari resi disponibili dalle tecnologie digitali: ricette elettroniche, impegnative per esami diagnostici, transazioni per l'acquisto di farmaci, utilizzi del tesserino sanitario, oltre ai parametri vitali monitorati dalla smart-technology. Se la Evidence based medicine (Ebm) è fondata sui dati clinici, la Rwe attinge ad analisi real-life, in contesti sperimentali meno precisi e controllati ma con la forza dei grandi numeri.
«Gli studi clinici sono e resteranno lo zoccolo duro delle conoscenze sui farmaci - sostiene Cantelli Forti - ma la possibilità di fare studi amplissimi su banche dati che vengono raccolte ovunque nel mondo ci fornisce maggiori indicazioni a livello clinico e permette di conoscere meglio i possibili effetti collaterali, su una popolazione differenziabile in base a polimorfismi genetici o alle diverse etnie. Tutto questo permetterà di avere farmaci sempre più sicuri ed efficaci». I vantaggi potenziali sono molti e, oltre alla farmacovigilanza, la Sif elenca: la definizione dei costi assistenziali integrati delle patologie; l'individuazione delle popolazioni target dei nuovi farmaci; la definizione dei flussi di consumo di determinati farmaci per fare inferenze sull'andamento delle richieste e venire incontro al bisogno di particolari popolazioni di pazienti; il disegno di mappe epidemiologiche che sappiano indicarci prevalenza di malattie o evoluzioni di epidemie in tempo reale; l'approntamento di campagne di prevenzione e l'efficientamento della spesa sanitaria. Ovviamente si tratta di un processo in itinere e la Sif intende promuovere annualmente ulteriori incontri sul tema.
Renato Torlaschi
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