Riforma Enpaf, titolari chiedono revisione di contributi e prestazioni
Contributi all'Enpaf più equi e prestazioni più adeguate al nuovo scenario, introducendo anche una relazione tra il valore della pensione e il reddito, revisione degli obblighi in particolare per chi è pensionato ma continua a esercitare in Farmacia. Sono queste alcune delle richieste, oggetto di un documento di Federfarma che, una volta condiviso internamente, sarà presentato all'Ente, secondo quanto riportato dal presidente nazionale Marco Cossolo, intervenuto settimana scorsa all'incontro "Dalla gestione della cronicità all'evoluzione della domanda di salute: il futuro della farmacia" organizzato da Federfarma Bergamo e Lecco. «Al prossimo Consiglio di presidenza presenteremo, per approvazione, un documento relativo al sistema pensionistico dei titolari/soci farmacisti e all'Enpaf, che poi verrà trasferito al Consiglio di amministrazione dell'Ente e al Consiglio nazionale della Fofi». I punti al centro delle richieste, che vanno a inserirsi nel percorso di riforma dell'Ente, sono di fatto quelli già anticipati nel programma elettorale, che viene richiamato. La premessa infatti è che «in passato, il problema della pensione non era particolarmente sentito dai titolari di Farmacia, poiché l'azienda era in grado di garantire loro una rendita sufficiente, sia in caso di trasmissione diretta ai propri congiunti che, attraverso l'avviamento, nel caso di cessione a terzi. Nelle attuali condizioni, ciò non eÌ più possibile e occorre, quindi, avviare una rianalisi dell'intero sistema pensionistico dei titolari/soci farmacisti, con riguardo in particolare all'atipicità della normativa che regola l'Enpaf, della ripartizione dei contributi versati e all'insufficienza delle prestazioni erogate». Con una situazione che vede «il peso contributivo addossato in maggior parte ai titolari/soci di Farmacia». Non è pensabile, è l'intervento di Cossolo, «che i titolari percepiranno una pensione di 500 euro al mese, che è il corrispettivo, all'età pensionabile, del solo versamento della quota intera di 4.450 euro, quando, in realtà, la media delle farmacie italiane versa, tra il contributo dello 0,90 e la quota fissa, circa 9.200 euro all'anno. Se partissimo dalla cifra che versiamo, alle farmacie spetterebbe in realtà 1.200-1.500 euro al mese di pensione, oltre a un fondo di solidarietà annuale per ciascun titolare, mediamente, di 1.000-1.500 euro l'anno». Per Cossolo c'è, poi, un altro dato: «a fronte di iscritti all'Enpaf di oltre 60mila unità, i titolari di farmacia, che sono all'incirca 18mila, ma contribuiscono al gettito della cassa per un 40%. Una situazione da riequilibrare». Infine «c'è anche il tema di chi è pensionato e continua a esercitare in farmacia, magari per dare una mano al figlio: in questo caso occorre versare la quota intera e facendo il calcolo rispetto a quanto si prende dalla pensione è chiaro che il gioco non vale la candela». Il testo che presenteremo all'Enpaf, spiega ancora Cossolo, «è nei fatti un documento sindacale. Ci aspettiamo poi di essere ascoltati, proprio anche per il peso contributivo che rivestiamo in seno all'Ente».
Francesca Giani
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