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Politica e Sanità

30 Aprile 2018

Piani cronicità regionali Aceti (Tdm): confermato ruolo attivo delle farmacie


«Il ruolo della farmacia è messo nero su bianco dal Piano nazionale cronicità. La farmacia è uno degli snodi del sistema di presa in carico della cronicità, insieme al distretto sanitario, al medico di famiglia, alla pediatria di libera scelta, agli infermieri di famiglia. Che le farmacie concorrano al modello della presa in carico della cronicità è confermato anche da un esercizio che abbiamo svolto sulle ricorrenze di alcuni termini all'interno del Piano. In particolare, sul versante dei professionisti sanitari e dei servizi, abbiamo rilevato che il termine Medico di medicina generale (Mmg) ricorre 48 volte; Pediatra di libera scelta (Pls) 30; professione infermieristica 36; farmacista 8; farmacia/e 23; specialista 13. Se sommiamo farmacista e farmacia/e il totale è 31, che non è male».

La riflessione è di Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, nell'intervista pubblicata sul numero 6/2018 di Punto Effe. Ma il tema più generale è quello delle risorse finanziarie: «Il Piano lo dice chiaramente: non ci devono essere costi aggiuntivi per le casse pubbliche dalla sua attuazione e realizzazione. Va, però, detto che nel documento si fa anche riferimento alla possibilità, o, meglio, opportunità, di accedere ad altre fonti di finanziamento, come i Fondi europei, con particolare riguardo all'implementazione di soluzioni di sanità digitale a supporto della cronicità. Tra queste, ci sono, per esempio i fondi del progetto Pon Gov Cronicità-Ict per la salute 2017-2023, pari a 21.154.946,00 euro. Il progetto, già approvato ma non ancora partito, promuove la riorganizzazione dei processi di gestione della cronicità e parte dal presupposto che "integrare i modelli di cura tramite il supporto dell'Ict può consentire di sviluppare un lavoro in rete per migliorare l'offerta di cure, contenendo la spesa per le malattie croniche". Sbloccare questi fondi potrebbe rappresentare un trampolino di lancio per la presa in carico e favorire, per quanto riguarda le farmacie, a un loro maggior protagonismo, a implementare questi presidi come soggetto integrato, sotto ogni aspetto, all'interno della rete e a capitalizzarne il valore aggiunto nel modello di gestione».

Anche in questo come in altri casi il rischio è quello di legislazioni regionali molto "sfaccettate": «A oggi, sono cinque le amministrazioni che, con un proprio atto, hanno recepito il Piano nazionale cronicità: Umbria, Puglia, Lazio Emilia Romagna, Marche. Oltre a queste, il Piemonte ha un iter già avviato, anche se non ancora ultimato. La Toscana, nonostante il suo tradizionale impegno sul tema, non ha ancora varato una delibera di recepimento, ma conta una serie di altri interventi su varie aree della cronicità, mentre la Lombardia ha un suo "Piano regionale della cronicità e fragilità", con vari provvedimenti attuativi, che però non è totalmente sovrapponibile a quello nazionale. La conseguenza di questa situazione è che si evidenziano ancora molte aree critiche nella gestione delle malattie croniche e che non riesce a prendere il via quella presa in carico che mette il paziente al centro di un approccio multidisciplinare».

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