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Politica e Sanità

08 Maggio 2018

Diretta, consumatori: equità servizio al centro dell’algoritmo Sifo


Orari di apertura al pubblico, code, disponibilità del farmaco. Sono alcuni aspetti relativi all'accesso al servizio farmaceutico che vengono portati di volta in volta alla ribalta dalla cronaca e, da ultimo, c'è il caso di San Donà di Piave, segnalato da Federfarma Venezia e da Farmacieunite e riferito dalla stampa locale. La vicenda riporta la denuncia dei consumatori per la chiusura di un punto di erogazione ospedaliero in uno dei due giorni di apertura, in quanto coincidente con il primo maggio, con conseguenze sui pazienti, in termini di code, lunghe attese, e ha riacceso il dibattito sulle modalità di dispensazione tra Diretta e Dpc. E, intanto, proprio sul confronto tra canali di distribuzione, sono ripartiti i lavori del tavolo indetto dalla Sifo - che vede riunite Fofi, Federfarma, Assofarm, Farmacieunite, Adf, Federfarma Servizi, Assoram, Sifo, Sinafo, Cittadinanzattiva - da cui dovrebbe scaturire un modello con cui le regioni possano individuare il canale distributivo più appropriato tra Diretta, Dpc e convenzionata per i farmaci del Pht.

Il modello è stato elaborato dalla Sifo, in collaborazione con Giuseppe Turchetti, docente di Economia e management della Scuola Superiore S. Anna di Pisa e, in occasione dell'ultima riunione di gennaio, aveva ricevuto alcune osservazioni da parte delle sigle presenti. Sulla base delle indicazioni, è stata diffusa, a metà febbraio, una seconda versione che ora, in occasione del prossimo incontro del 23, verrà discussa tra tutti i partecipanti ma stanno già arrivando ulteriori segnalazioni. Come avevamo anticipato (cfr. F-Online 27 marzo 2018), «i servizi in distribuzione diretta (DD), distribuzione per conto (DPC) e distribuzione convenzionata vengono valutati attraverso due dimensioni che consideriamo indicatori di una "scelta appropriata" per l'Amministrazione regionale: l'economicità del processo distributivo e l'equità nell'accesso ai farmaci», che «vengono determinate in termini monetari» per rendere «il confronto tra le diverse alternative più agevole». E proprio sull'equità di accesso si stanno concentrando molte delle segnalazioni.

Al riguardo abbiamo sentito anche Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva che ha commentato: «Apprezziamo l'intento di tutto il lavoro: il fatto di mettere a punto uno strumento che cerchi di superare la discrezionalità della politica regionale e di ancorare la scelta a evidenze è uno sforzo che va nella direzione giusta». Ma, secondo Aceti, le specificità orogeografiche dei territori, il grado di presenza dei servizi di trasporto pubblico, lo stato di salute della popolazione, l'età media, la ricchezza complessiva, il tasso di rinuncia alle cure sono fattori da cui non si può prescindere se si vuole individuare una modalità di distribuzione dei farmaci più appropriata, anche perché il rischio è che possano aumentare le disuguaglianze nella risposta assistenziale ai pazienti o che si possa produrre una rinuncia alle cure. «Il nostro paese è composto da realtà altamente differenti una dall'altra, costituite da specificità territoriali, da un diverso grado di presenza di servizi, ma anche da caratteristiche epidemiologiche e sociali molto diverse e questo anche all'interno di una stessa unità amministrativa, che sia la Regione o l'Asl». In questa situazione, «spicca oltre tutto il problema della gestione delle aree interne, più disagiate, distanti da grandi centri di agglomerazione e di servizio, talvolta con una maggiore presenza di anziani».

Da un lato, quindi, l'algoritmo presentato dalla Sifo, organizzato su base regionale, prende a riferimento per ogni item o voce messa a sistema - come per esempio la distanza tra domicilio del paziente e farmacia o centro di distribuzione ospedaliero - un valore medio. Il punto è che, difficilmente, una media riesce a essere appropriata per realtà e zone di una stessa regione profondamente diverse una dall'altra e il rischio è di sfavorire gli abitanti delle aree interne». Sul fronte dei contenuti, «ci sono fattori che possono contribuire all'accessibilità al farmaco e che, se non tenuti nel debito conto, possono determinare e aumentare le disuguaglianze, quali per esempio l'età media della popolazione, lo stato di salute, il Pil pro capite, il tasso di rinuncia alle cure». Così come «non possono non trovare posto voci quali gli orari e giorni settimanali di apertura del punto di distribuzione del farmaco. Questo perché orari di apertura poco estesi, incompatibili e incoerenti con il ritmo normale delle persone e della vita lavorativa, hanno un grande impatto sulla vita dei pazienti e dei caregiver e sulla cura».


Francesca Giani

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