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Politica e Sanità

26 Settembre 2018

“Le parafarmacie possono essere utili, anche a Genova”. Una lettera riaccende il dibattito


«Mi dispiace, non posso, questa è una parafarmacia. È una frase che ripetiamo ogni giorno, mentre ci piacerebbe poter esprimere appieno la nostra professionalità con gli strumenti che ne completano l'efficacia. Siamo titolari di una parafarmacia della zona rossa di Genova e vorremmo, in questo momento, essere ancora più presenti ed efficaci nel servizio verso i nostri clienti». Sono queste le riflessioni avanzate in una lettera da una titolare di parafarmacia, Lara Remondino, che parla a nome di Unaftisp (Unione nazionale anticrisi farmacisti titolari di sola parafarmacia).

«Amo il mio lavoro», scrive nella lettera aperta, «e vorrei poterlo esercitare con tutti gli strumenti che potrei usare, ma non posso farlo in quanto lavoro in una parafarmacia. La professionalità del farmacista è nella persona che con lo studio, l'esperienza e la sensibilità, si mette a disposizione del cliente, non nel luogo dove la esercita». La parafarmacia, continua, «si trova nel quartiere da sempre chiamato La piccola Parigi della Val Polcevera, quindi siamo praticamente isolate. Ma non voglio sfruttare questa disgrazia per avere visibilità. Voglio solo condividere il mio sentire in questo momento di maggiore vulnerabilità come farmaciste di parafarmacia che vorrebbero, ora che nell'emergenza il senso di comunità è più forte, essere ancora più presenti ed efficaci nel servizio verso i clienti. Per esempio potendo offrire loro l'autoanalisi del sangue qui in parafarmacia, visto che gli ospedali sono in questo momento difficilmente raggiungibili, soprattutto per le persone anziane, o, in caso di emergenza, mettere a disposizione confezioni starter di farmaci importanti. Ci piacerebbe poter esprimere appieno la nostra professionalità con gli strumenti che ne completano l'efficacia senza più vedere la delusione nel volto dei nostri clienti/pazienti dopo la consueta frase che ripetiamo ogni giorno: mi dispiace, non posso, questa è una parafarmacia».

Francesca Giani

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