Politica e Sanità
26 Settembre 2018Si allarga il coro di voci contrarie alle ultime uscite in tema di vaccini del ministro della Salute, Giulia Grillo, e a reagire sono, in particolare, le Regioni, da ultima l'Emilia Romagna: «Tutti i giorni c'è una novità», lamenta l'assessore alla Sanità, Sergio Venturi, «così si mette confusione» soprattutto ai «genitori». «Noi non siamo contro i vaccini», aveva detto ieri Grillo, ma siamo per «utilizzare lo strumento dell'obbligo in maniera intelligente, obbligando i cittadini laddove è necessario, sicuramente per il morbillo. A differenza di altre patologie, dove è sufficiente la raccomandazione, come fanno altri Paesi», per esempio «per l'esavalente». Noi, continua, «ci siamo opposti al decreto Lorenzin, non perché siamo contro i vaccini», ma per l'obbligatorietà prevista. Se per il morbillo l'obbligo resta, sugli altri vaccini, «anche obbligatori prima del decreto Lorenzin ma "in forma leggera" è possibile secondo noi tornare a un pre-Lorenzin. Mantenendo però alta l'attenzione sul morbillo, che è il vero problema di questo Paese». Attualmente per il morbillo la copertura passa attraverso il trivalente (con rosolia e parotite) o il tetravalente (che include anche la varicella), mentre l'esavalente, in genere somministrato entro il primo anno di vita, punta a proteggere da difterite, tetano, pertosse acellulare, poliomielite, epatite B e haemophilus influenzae di tipo B. Le parole del ministro hanno subito scatenato le reazioni delle Regioni che già da ieri hanno espresso contrarietà, dall'Umbria, alla Toscana, al Piemonte. A questo coro si è aggiunta, oggi, l'Emilia Romagna: l'esavalente, ricorda Venturi, copre malattie che ancora in Europa uccidono. «Hanno in mente un progetto di legge? Lo portino in Parlamento, se lo approvino, ma lascino in pace i genitori» che hanno bisogno di «qualche certezza».
Sulla stessa lunghezza il presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), Alberto Villani, che ribadisce il no a togliere l'obbligo per il vaccino esavalente, che «non ha senso». Ci sono ancora morti e aggiunge: «per molte di queste malattie l'incidenza reale è sottostimata». Intanto, riguardo ai Lea, dal ministero della Salute arriva la notizia che è stata inaugurata la nuova procedura di aggiornamento: «Finalmente abbiamo deliberato una metodologia trasparente per l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza», si legge in una nota a firma di Giulia Grillo. «Tutti i portatori di interesse - associazioni dei pazienti, dei cittadini e società scientifiche, l'industria, le Regioni e gli enti pubblici - potranno fare delle domande e ottenere ascolto in un procedimento chiaro e condiviso di Health technology assessment, che ha messo in back-office il Ministero, l'Istituto Superiore di Sanita, l'Aifa, l'Agenas, la cabina di regia per l'Hta. Ognuno farà la sua parte all'interno di un percorso unico e integrato che, da un lato, ci fornirà evidenze cliniche e dall'altro valutazioni di impatto su tutto il Servizio sanitario nazionale per allocare le risorse efficacemente e senza dispersioni. Un cambio di metodo radicale, nella direzione di una concreta trasparenza. Non bisognerà più avere conoscenze personali al Ministero o nei corridoi delle istituzioni per poter portare la propria richiesta e per farsi ascoltare. Un unico centro di raccolta si occuperà di smistare la domanda all'istituzione di competenza. Nessuna decisione che riguarda le diverse categorie dei pazienti sarà più presa senza il coinvolgimento delle parti direttamente interessate. La commissione nazionale Lea al termine del percorso su ogni tema dovrà ascoltare i pazienti e tenerne conto. È la prima volta che tutti gli stakeholder potranno avere un percorso chiaro per far valere le proprie ragioni».
Francesca Giani
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