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Politica e Sanità

11 Aprile 2019

Riscatto di laurea agevolato: ecco a chi conviene


Riscatto laurea agevolato, eliminato tetto di età, è fruibile per i periodi universitari che ricadono sotto il sistema di calcolo pensionistico contributivo

Hanno superato le 3mila unità le domande inoltrate all'Inps, secondo i dati dell'Istituto di inizio aprile, per usufruire del riscatto della laurea agevolato, ma restano alcune perplessità sulla platea di chi potrebbe riuscire a usufruirne integralmente, dati i requisiti posti nella normativa. Come si ricorderà, la misura è entrata in vigore a inizio anno con il provvedimento che ha introdotto Pensione Quota 100 e Reddito di cittadinanza e che è stato convertito in legge a fine marzo. Il riscatto della laurea è la possibilità, prevista per chi abbia completato il percorso di studi, di valorizzare ai fini pensionistici il periodo universitario per tutta la durata del ciclo (ma non oltre, per chi fosse andato fuori corso).
In particolare, con il provvedimento voluto dal M5S è stata prevista la possibilità di accedere all'istituto con un agevolazione: se normalmente per chi ricade nel sistema contributivo per calcolare il versamento da effettuare si prende come base la retribuzione nei 12 mesi precedenti la data della domanda, con il riscatto agevolato vengono applicate le modalità oggi previste per chi è in stato di inoccupazione, pari indicativamente a 5.240 euro per anno (con conseguenze comunque sulla futura pensione). Inizialmente, nella versione della misura entrata in vigore a inizio anno, era stato previsto un tetto di 45 anni d'età per poter accedere all'agevolazione, mentre con il cosiddetto Decretone di conversione in legge di fine marzo è stata introdotta la modifica che lo ha eliminato.
L'agevolazione quindi è fruibile da parte di richiedenti che non siano già pensionati (in qualsiasi cassa) e solo per i periodi universitari che ricadono sotto il sistema di calcolo pensionistico contributivo (che indicativamente sono gli anni di corso dal 96, salvo singole casistiche su cui si attende una interpretazione dall'Inps).
Ma proprio su questo punto, da più parti, sono state sollevate alcune perplessità: anche se il tetto anagrafico è stato eliminato, di fatto questo requisito in un certo senso rischia di limitare gli effetti della misura.
Se è vero che le scelte di vita possono essere le più disparate, è anche vero che nella maggioranza dei casi il percorso vede l'iscrizione all'università successiva alla scuola superiore, cioè indicativamente intorno ai 19/20 anni, e questa considerazione vede spostare l'ago della bilancia per lo più verso chi è nato a partire dal 76/77 (chi ha oggi 42-43 anni). Più si risale nel tempo e più è probabile che il percorso universitario si collochi, almeno in parte, prima del 96.
In ogni caso, il limite riguarda solo la possibilità di usufruire dell'agevolazione e non in generale del riscatto della laurea - del quale, anche sulla base della pensione che si vuole andare a percepire, è necessario valutarne la convenienza caso per caso - e comunque ci sono una serie di casistiche - per esempio, come era stato sottolineato da un articolo del Sole 24 Ore del 6 aprile, su chi, nel sistema misto, esercita l'opzione per il metodo contributivo - sulle quali si attende una interpretazione da parte dell'Inps.

Tra gli altri requisiti, tale istituto non è accessibile da chi è iscritto unicamente a una cassa professionale, ma basta almeno un contributo versato in una delle gestioni Inps. Come per la pace contributiva, nel periodo riscattato non devono risultare altri versamenti pensionistici (come per esempio lo studente lavoratore, mentre altra cosa è la collaborazione occasionale).

Francesca Giani

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