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Politica e Sanità

23 Aprile 2019

Nuova Remunerazione, Assofarm: unica via per il futuro della farmacia


Nuova remunerazione per i farmacisti, il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi affronta il tema del riconoscimento del nuovo ruolo del farmacista

La nuova remunerazione è l'unica via possibile per il futuro della farmacia italiana che non può arrestarsi, soprattutto ora con l'arrivo dei capitali, e il processo deve andare avanti valorizzando gli aspetti professionali del farmacista, emancipato dal ruolo di "negoziante con laurea", la presa in carico da cui deve scaturire l'apporto economico, e l'aderenza alla terapia, il tutto senza mettere in discussione l'attuale sistema dei prezzi dei farmaci. Così Venanzio Gizzi, presidente Assofarm si inserisce nel dibattito sulla nuova remunerazione del farmacista sottolineando come questa non debba "unicamente essere legata al prezzo del farmaco significa" perché ciò significa "negare il percorso politico e culturale che il nostro settore ha fatto negli ultimi anni". Un percorso che, precisa è "totalmente incentrato sull'emancipazione del farmacista dal ruolo di "negoziante con la laurea" (epiteto con il quale vengono spesso apostrofati i farmacisti dai molti nemici della categoria) e verso uno status di piena integrazione nel Ssn attraverso la definizione di ruoli e compiti suoi specifici". Gizzi ricorda che le farmacie italiane portano avanti una battaglia comune per la riduzione al minimo indispensabile della Distribuzione diretta, di cui contestano "il fatto che presenti costi occulti che gravano sul cittadino e sul sistema nel suo complesso". Oggi sarebbe del tutto irresponsabile e sostanzialmente inutile chiedere allo Stato una qualunque azione di riforma basata su un aumento della spesa che non sia correlato al fisiologico incremento del Fondo sanitario nazionale. La proposta di nuova remunerazione portata avanti dalle farmacie italiane non intende intralciare lo sviluppo ormai consolidato della Dpc che coniuga il risparmio per il sistema con i vantaggi derivanti dal potenziale di prossimità del presidio territoriale. E aggiunge: "La nuova remunerazione dovrà reggersi anche con l'apporto economico scaturito dalla presa in carico del paziente capace di offrire migliore assistenza riducendo così altri costi sanitari, e per questa ragione meritevole di essere remunerato". Una proposta, afferma Gizzi, che "non mette in discussione l'attuale sistema dei prezzi dei farmaci" e in cui la "questione dei farmaci, acquistati in toto dal Ssn e distribuite dalle farmacie, è del tutto benvenuto se mantiene e valorizza il ruolo professionale del farmacista, in termini di dispensazione dei farmaci, monitoraggio del paziente e verifica dell'aderenza alla terapia".
"Se inserito in un nuovo sistema retributivo, si tratterebbe di un modus operandi che concretizzerebbe la nostra visione di farmacia - continua Gizzi - perché la considera come l'avamposto sul territorio del SSN. Sarebbe la soluzione più efficace per valorizzare una degli elementi più forti del nostro sistema, quella pianta organica che assicura a tutti i cittadini italiani il diritto all'accesso al farmaco. Del resto, la legge 405 c'è dal 2001, ossia da 18 anni. Solo negli ultimi 10 anni la Dcr ha perso il 40% del proprio valore per via del calo di fatturato dovuto in gran parte alle genericazioni. Bisogna, quindi, per mantenere in vita la farmacia italiana fare presto e bene. Procedere sì con cautela ma avendo chiaro l'approdo finale. La tentazione da evitare è quella di sperare che esistano alternative possibili a politiche di efficientamento sanitario del rapporto tra farmacista e paziente".

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