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Politica e Sanità

08 Maggio 2019

Orari di aperura, Regioni perplesse su testo unificato per esercizi commerciali


Orari di aperura, le Regioni esprimono perplessità su testo unificato che interviene sugli orari di apertura degli esercizi commerciali

Tre le perplessità espresse dalle Regioni sulla proposta di legge relativa alla disciplina degli orari di aperura degli esercizi commerciali: la gestione del riposo settimanale dei lavoratori, il venir meno della libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti o altri vincoli, l'applicazione anche alla vendita mediante altre forme di distribuzione, per esempio il commercio on-line. Queste le tre questioni poste nel corso dell'audizione di una delegazione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome presso la Commissione Attività produttive della Camera tenutasi oggi. All'incontro, si legge in una nota delle Regioni, hanno partecipato Gian PaoloManzella (Assessore della Regione Lazio) e PhilippAchammer (Assessore della Provincia autonoma di Bolzano).

La prima questione, posta da Manzella, è «che si sta perseguendo un obiettivo condivisibile - ovvero il riposo settimanale dei lavoratori del comparto del Commercio - con uno strumento inadeguato. Una cosa sono gli orari di vendita, altra gli orari di lavoro degli addetti che non sono regolati dalle leggi del commercio, ma dalla contrattazione, come confermano anche da sentenze della Corte Costituzionale».
L'altra questione è la prevista abrogazione di un articolo della normativa in vigore (articolo 31, comma 2, D.L. 201/2011, c.d. Salva-Italia): «Fa venir meno il principio in cui si garantisce la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli. Principio peraltro sancito a più riprese a livello nazionale ed europeo e a cui le Regioni, fatto non secondario, hanno dato attuazione nei loro ordinamenti. È una abrogazione che mina in radice il sistema della liberalizzazione, compreso il divieto di porre limiti quantitativi all'insediamento delle attività».
La terza questione, ha proseguito Manzella, «è legata alla parte del provvedimento che vincola al rispetto degli orari la vendita al dettaglio mediante altre forme di distribuzione. Secondo la proposta la disciplina degli orari dovrebbe applicarsi anche al commercio online, rispetto al quale risulterebbe quanto meno complicato il sistema di controllo sul rispetto dei limiti di orario. Qualora invece la stessa disciplina non si applicasse alle forme speciali di vendita, non si comprende perché non ci si dovrebbe preoccupare dei turni di lavoro del personale addetto alle attività di logistica connesse alle vendite on line e, in generale, a distanza. Inoltre, nessuna disposizione derogatoria è prevista per strutture commerciali come gli outlet e i grandi negozi di bricolage, di medie e grandi dimensioni e collocati fuori dai centri storici, i quali verrebbero fortemente penalizzati dall'obbligo di chiusura domenicale e festiva, perdendo molta parte del loro giro di affari. Infine, appare difficile, farraginoso e poco rispettoso delle competenze dei Comuni il ruolo attribuito alle Regioni, chiamate ad effettuare scelte in materia di deroghe alle chiusure domenicali e festive a seguito di complesse intese annuali, da contestualizzare in una pianificazione triennale di difficile inquadramento, senza considerare - ha aggiunto Manzella - le ricadute sugli apparati regionali anche in termini di impiego e di risorse necessari».

Secondo le Regioni, il testo unificato all'attenzione del Parlamento è «un passo indietro rispetto alla liberalizzazione realizzata nel settore, proponendo un sistema di regolazione poco funzionale agli stessi obiettivi di semplificazione ed efficienza che il testo di propone di perseguire».

Approfondimenti
Orari e aperture domenicali, in esame misura su liberalizzazioni nel commercio
Orari e chiusure domenicali: tutele lavoratori e deroghe piccoli negozi sotto osservazione

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