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Farmaci e dintorni

16 Giugno 2015

Diabete, inibitori di Dpp-4, assolti da associazione a scompenso cardiaco


È uno studio italiano ad assolvere i farmaci antidiabete inibitori del Dpp-4 dall'accusa di favorire lo scompenso cardiaco e anzi a dimostrare un aumento della sopravvivenza nelle persone che li utilizzano.
Il risultato, pubblicato su BMJOpen, la versione open access del British Medical Journal, è stato ottenuto dal gruppo coordinato da Carlo B. Giorda, direttore dell'Unità diabete e malattie metaboliche presso la Asl piemontese Torino 5.
I ricercatori si sono avvalsi dell'archivio in cui confluiscono i dati di circa 280.000 persone assistite dal Servizio sanitario piemontese in cura con farmaci antidiabetici. «È importante notare - ha sottolineato Giorda - che la popolazione analizzata è rappresentativa della persona con diabete europea e che si tratta di un campione non selezionato; in altre parole, abbiamo valutato che cosa accade esattamente nella vita reale non in un ambito sperimentale».
È lo stesso criterio adottato in precedenza nello studio Savor Timi-53, che aveva alimentato i sospetti riportando un aumento significativo del rischio di ricovero per scompenso cardiaco nelle persone con diabete in cura con questa classe di farmaci. 
Tuttavia ora, grazie a una complessa procedura statistica di analisi incrociata, si sono evidenziati con chiarezza due dati: riguardo alla probabilità di ricovero per scompenso cardiaco, si è ottenuto un «risultato assolutamente identico, tecnicamente con una odd ratio pari a 1, tra le persone confrontate», ossia nessun rischio aggiuntivo. Inoltre, ha detto Giorda, «si è rilevata, in chi era curato con gli inibitori del DPP-4, una mortalità ridotta del 6%; quest'ultimo dato, quantunque significativo, deve comunque essere preso con cautela e necessita di ulteriori approfondimenti».
L'importanza dello studio è stata riconosciuta anche da Nicoletta Musacchio, presidente della Associazione medici diabetologi (Amd) e testimonia «l'impegno della diabetologia italiana nella ricerca clinica; si tratta di un lato forse meno noto al grande pubblico, ma non meno affascinante, della ricerca, che ha l'obiettivo di dare risposte rapide ai bisogni reali delle persone con diabete».

Renato Torlaschi

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