Farmaci e dintorni
07 Luglio 2016Molti pazienti cui viene prescritto un trattamento con statine per la prevenzione primaria o secondaria della malattia cardiovascolare interrompono la cura di propria iniziativa per poi riprenderla in gran parte dei casi, secondo quanto emerge da uno studio pubblicato sul British Medical Journal, prima autrice Yana Vinogradova, della Division of Primary Care alla University of Nottingham. «Negli ultimi 10 anni c'è stato un marcato aumento della prescrizione di statine, sia nei pazienti con malattie cardiovascolari sia in quelli ad alto rischio di svilupparle» esordisce la ricercatrice, ricordando che negli Stati Uniti e nel Regno Unito recenti linee guida hanno abbassato la soglia prescrittiva delle statine nei soggetti senza malattia cardiovascolare dal 20 al 10% del tasso di rischio a dieci anni di sviluppare malattia cardiovascolare, modifiche basate sulle raccomandazioni della Cholesterol Treatment Trialists meta-analysis (2012) e di una Cochrane review del 2013. Ciononostante, molte perplessità sono rimaste sull'equilibrio tra rischi e benefici connessi all'uso di statine, in particolare nei pazienti con minor rischio assoluto di malattia cardiovascolare, fatto che ha condizionato l'aderenza al trattamento.
«Anche se diversi studi osservazionali hanno esaminato la farmacocinetica e gli eventi avversi da somministrazione di statine, non sono ancora chiare né quali sono le caratteristiche del paziente che influenzano la sospensione del trattamento, né in che modo, né per quanto tempo il trattamento viene sospeso» scrivono gli autori, che per approfondire la questione hanno analizzato i dati delle cartelle cliniche di 664 medici di medicina generale archiviati nel Clinical Practice Research Datalink, un database britannico di cure primarie. L'analisi ha incluso pazienti di età compresa tra 25 e 84 anni cui sono state prescritte statine per la prevenzione primaria o secondaria di malattia cardiovascolare. Tra gennaio 2002 e settembre 2013 i ricercatori hanno identificato 431.023 pazienti che avevano assunto statine in prevenzione primaria e 139.314 cui il farmaco era stato prescritto in prevenzione secondaria.
«Dopo un tempo medio di follow-up pari a 137 settimane, il 47% dei soggetti trattati con statine in prevenzione primaria aveva interrotto la cura, per poi riprenderla nel 72% dei casi» spiegano gli autori, che hanno raccolto dati analoghi nel gruppo in prevenzione secondaria: dopo un follow-up medio di 182 settimane, il 41% dei pazienti ha sospeso la terapia, per riprenderla successivamente nel 75% dei casi. «I pazienti di 50 anni e più giovani, ma anche gli ultrasettantacinquenni, le donne e i soggetti con epatopatia cronica avevano più probabilità di interrompere la cura e meno di riprenderla» precisa Vinogradova, aggiungendo che a rischio di sospensione, ma con maggiori probabilità di ripresa erano i gruppi etnici minoritari, i fumatori attuali e i pazienti con diabete di tipo 1. Viceversa gli individui con ipertensione e diabete di tipo 2 avevano minori probabilità di interrompere la terapia e maggiori di riavviarla.
«Il fenomeno è probabilmente parte della questione, ben più ampia, legata alla scarsa aderenza al trattamento» sottolineano i ricercatori. E Vinogradova conclude: «Identificare i sottogruppi di pazienti in base ai loro comportamenti nell'interrompere e riprendere la cura con statine ha implicazioni positive non solo per medici e pazienti, ma anche per la ricerca futura».
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