Farmaci e dintorni
24 Agosto 2017Sebbene la perdita di udito provocata dal rumore, per esempio dei macchinari sul posto di lavoro o dalla musica ad alto volume, sia un'evenienza frequente, finora non c'erano interventi preventivi o curativi di provata efficacia clinica. Ma da uno studio appena pubblicato su The Lancet emergono dati interessanti su un nuovo composto che pare in grado di proteggere l'udito. «Nei modelli animali l'attività dell'enzima glutatione perossidasi 1 (GPx1) risulta ridotta dopo esposizione a rumori acuti» esordisce la coautrice Colleen Le Prell, del Department of Speech, Language, and Hearing Sciences, alla Università di Florida a Gainesville, spiegando che il GPx1 mimetico ebselen ha dimostrato negli studi preclinci di ridurre la perdita di udito causata dal rumore. Così gli autori, proseguendo le ricerche, hanno valutato sicurezza ed efficacia del composto nella prevenzione della perdita uditiva causata dal rumore nei giovani adulti in un trial clinico di fase 2, monocentrico, controllato e randomizzato.
«Tra gennaio 2013 e marzo 2014 sono stati selezionati 83 soggetti sani assegnati in modo casuale a ricevere placebo o ebselen ai dosaggi di 200, 400 o 600 mg» scrivono gli autori, precisando che l'outcome primario erano le variazioni temporanee di soglia (TTS) registrate all'audiometria 15 minuti dopo l'emissione di un suono di intensità nota per 4 ore: una riduzione del 50% nei gruppi ebselen rispetto al placebo era considerata clinicamente rilevante. E a conti fatti è emerso che nei soggetti trattati con 400 mg la riduzione del TTS è stata del 68% rispetto ai controlli, mentre a 200 e 600 mg le variazioni di soglia, rispettivamente del 21 e del 7%, non erano significative. «Il composto, ben tollerato, sembra efficace le prevenire il TTS causato dal rumore alla dose di 400 mg due volte al giorno, un dato che apre la strada a ulteriori studi di approfondimento» commenta in un editoriale Steven Rauch, della Harvard Medical School di Boston.
The Lancet 2017. Doi: 10.1016/S0140-6736(17)31791-9 http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)31791-9/fulltext
The Lancet 2017. Doi: 10.1016/S0140-6736(17)31875-5 http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)31875-5/fulltext
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