Fitoterapia
07 Febbraio 2012Dai risultati di uno studio pilota, prospettico, sulla terapia con cannabis per via inalatoria per 3 mesi, in pazienti con malattia infiammatoria dell’intestino (Ibd - Inflammatory bowel disease) da lungo tempo, risulta che il trattamento migliora la qualità di vita e l’indice di attività della patologia, inoltre induce incremento di peso e dell’Indice di massa corporea (Bmi – Body mass index). Nello specifico sono 13 i pazienti inclusi, con Ibd di lunga durata, e trattati per 3 mesi con cannabis. Al basale e al termine della terapia sono stati valutati sia il peso sia, tramite questionari, qualità di vita e indice di attività della malattia. Al termine della sperimentazione, erano migliorati la percezione generale di salute, l’attività sociale, l’abilità al lavoro, il dolore e la depressione. C’è stato un incremento medio di peso di 4,3 kg e una crescita media del Bmi di 1,4. L’indice Harvey–Bradshaw si è ridotto in media da 11.36 a 5.72. «L’effetto benefico dei cannabinoidi sul tratto gastrointestinale è noto da secoli: si sa che hanno un effetto inibitorio sull’infiammazione e che stimolano l’appetito» sottolinea Adi Lahat, uno degli autori dello studio. Queste caratteristiche ne fanno dei potenziali candidati per la cura delle Ibd: i dati in letteratura sono scarsi ma per questo impiego palliativo la Cannabis è legalmente registrata e autorizzata in Israele. Da qui l’idea, di tre ricercatori israeliani, di fare un primo trial su pazienti con «malattia di lunga data e refrattari alla maggior parte delle terapie convenzionali. Un gruppo difficile, nel quale non ci sono stati effetti avversi».
Digestion 2012;85(1):1-8
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