Fitoterapia
14 Novembre 2014Il peperoncino (gen. Capsicum) è una pianta arbustiva perenne indigena dell'America centrale. Viene attualmente coltivata in diverse zone temperate del pianeta, dove presenta tuttavia un decorso annuale. Il genere Capsicum comprende circa 35 taxa e di queste solo 5 corrispondono a specie domesticate. Tra di loro spicca il C. annum, sicuramente la specie più coltivata e utilizzata al mondo. Il peperoncino non è solo consumato in cucina come spezia ma è entrato anche nelle tradizioni mediche di molti paesi. I composti che generano il sapore piccante sono degli alcaloidi chiamati capsaicinoidi (Cap) i quali sono anche i principali responsabili degli effetti farmacologici del peperoncino. Una volta ingeriti essi si legano al recettore Trpv1, espresso principalmente dai neuroni dolorifici distribuiti nel cervello, vescica, reni, intestino ed epidermide. Il legame tra i Cap ed il Trpv1 aumenta il livello intracellulare di calcio, innescando il rilascio di neuropeptidi come la sostanza P ed il peptide correlato al gene del calcio (Cgrp). Questo meccanismo produce prima dolore, infiammazione e una sensazione di calore localizzato. Successivamente si genera una risposta analgesica da desensibilizzazione dei neuroni sensoriali causate dalla deplezione della sostanza P. Gli effetti dei Cap sul sistema nervoso non sono tuttavia esclusivamente di tipo analgesico. Da un certo numero di studi sembrerebbe anzi che essi partecipino anche al rilascio di somatostatina ed endoteline. Grazie a tali proprietà, i Cap vengono utilizzati in creme e patch per il trattamento di sindromi dolorose croniche come la nevralgia post-erpetica, il dolore muscoloscheletrico, la neuropatia diabetica, l'osteoartrite e l'artrite reumatoide. Essi sono anche applicati per trattare il dolore da eruzioni cutanee, psoriasi, mastectomia, e disturbi della vescica. I Cap esibiscono anche azione protettiva sulla mucosa gastrica con un effetto dose-dipendente inverso e possono anche migliorare il metabolismo lipidico, probabilmente aumentando la secrezione di catecolamine dalla midollare surrenalica in risposta ad attivazione simpatica. Questi risultati hanno contribuito a sostenere numerosi studi riguardanti l'effetto dei Cap nel trattamento dell'obesità. Una recente metanalisi ha infatti dimostrato che l'ingestione di una dose minima pari a 2 mg di Cap prima di un pasto riduce l'apporto di energia ad libitum di 309.9kJ (p <0.001) durante il pasto. Tuttavia a causa dell'elevata eterogeneità degli studi, si attendono ulteriori dati a conferma (Whiting et al., 2014).
Angelo Siviero
Farmacista esperto in fitoterapia e galenica
info@fitovallee.com
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