Fitoterapia
30 Aprile 2015Stiamo entrando nella bella stagione e come ogni anno si vedono spuntare fiori e piante ovunque, ai bordi delle strade e nei prati. Tra le tante specie selvatiche che nascono in questo periodo ce ne sono alcune commestibili come il tarassaco o l'ortica. Altre come l'asparago o il carciofo sono state domesticate dall'uomo e compaiono frequentemente sulle nostre tavole. Non è un caso che tutte queste piante siano dotate di proprietà depurative e che la natura ce le offra proprio in primavera. Questa è una stagione molto importante per gli esseri viventi. I cinesi la considerano la fase in cui l'energia dell'Universo ritorna alla Terra per la rigenerazione. Per loro questo passaggio si riflette soprattutto sul fegato che incarna l'elemento legno secondo la Sequenza cosmologica dei cinque elementi. Il fegato è l'organo emuntore per eccellenza assieme ai reni e alla pelle. Attraverso di loro il nostro sangue viene "ripulito" dalle sostanze nocive che ci arrivano dall'esterno. Dunque in primavera può essere utile stimolare in modo fisiologico il loro drenaggio, utilizzando efficacemente la fitoterapia. Il già citato carciofo, ne è un esempio. Esso rappresenta una pianta aperitiva, digestiva e depurativa per il fegato. Contiene alcuni principi amari (cinarina e cinaropicrina) che stimolano la secrezione gastrica e diversi polifenoli tra cui flavonoidi e derivati dell'acido caffeico che promuovono la produzione e la secrezione di bile da parte del fegato (azione coleretica e colagoga). Per sfruttare al meglio questo effetto è tuttavia necessario utilizzare l'estratto acquoso ottenuto dalle foglie. È preferibile astenersi dall'uso di carciofo se si soffre di ulcere gastriche o di calcoli biliari. Un'Asteracea come il carciofo è anche il Cardo mariano che offre oltre all'effetto depurativo, anche un'attività epatoprotettiva e antiossidante sfruttabili a livello clinico. Questo effetto è dovuto essenzialmente a una famiglia di composti flavolignanici chiamata silimarina che è in grado di inibire i radicali liberi prodotti dal metabolismo di sostanze tossiche quali etanolo, acetaminofene, e tetracloruro di carbonio. È noto che la generazione di radicali liberi danneggia le membrane cellulari e causa lipoperossidazione. La silimarina e in particolare il suo capostipite, la silibina, incrementano la produzione di glutatione epatico contribuendo alla difesa antiossidante del fegato. È stato anche dimostrato che la silimarina aumenta la sintesi proteica in epatociti stimolando l'attività dell'Rna polimerasi I, il che suggerirebbe anche un possibile effetto antifibrotico.
Angelo Siviero
Farmacista esperto in fitoterapia e galenica, Padova
sivieroangelo1@gmail.com
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