Fitoterapia
18 Dicembre 2015Il Natale è ormai alle porte, e per entrare appieno nel clima del momento, vi racconterò una storia natalizia, la vera storia di Santa Claus. Vi sembrerà strano come argomento ma vedrete che il nesso con la medicina naturale c'è, eccome! Sappiamo che a partire dalla metà del '900, il vecchio mito cristiano di Santa Claus dispensatore di doni viene definitivamente sostituito da un'immagine molto più "pagana" e "consumistica" del vecchio lappone paffutello che tutti noi conosciamo.
In molti hanno cercato di attribuirsene la paternità, tra cui anche un famoso marchio di bibite americano. In realtà si trattava di una figura allegorica già esistente da molti secoli nel nord Europa, con lievi differenze da paese a paese ma talmente popolare da resistere al pesante oscurantismo cattolico medioevale. In alcune zone della Siberia un personaggio simile si trovava addirittura raffigurato in alcuni graffiti di epoca preistorica. Nella mitologia e nei racconti dei popoli siberiani e di altre tribù lapponi il nostro Babbo Natale altro non era che l'uomo-amanita, cioè la rappresentazione di uno spirito antropomorfo che risiede nel fungo Amanita muscaria, per intenderci quello con il cappello rosso e i puntini bianchi. Si narra che questa entità comparisse agli sciamani durante le loro visioni provocate dall'ingestione del fungo stesso. In realtà quello che si verificava era una tossicità acuta a carico del sistema nervoso centrale provocata dai composti acido ibotenico, muscimolo e bufotenina presenti nell'Amanita. Il quadro tossicologico viene definito rispettivamente micoatropinico, anticolinergico o panterinico.
In preda al delirio lo sciamano aveva allucinazioni sia visive che uditive, appariva disarticolato nel linguaggio e nei movimenti, era in grado di compiere salti poderosi e sforzi fuori dal normale, con stati di euforia alternati a depressione. L'esito non era quasi mai letale, soprattutto perché il fungo era assunto allo stato secco e quindi in una forma meno tossica. Durante il solstizio di inverno, lo sciamano vestito da uomo/amanita entrava nelle tende e dispensava solo a pochi eletti l'ambito fungo. Poiché buona parte dei principi attivi dell'Amanita viene escreto immodificato con le urine si usava bere le urine di chi l'avesse consumato al fine di giovare delle visioni divinatorie. Probabilmente queste popolazioni scoprirono le proprietà psicoattive del fungo e dell'urina di chi lo mangiava osservando il comportamento delle renne che ne andavano ghiotte e si inebriavano intenzionalmente sia con l'Amanita sia con l'urina delle altre renne che lo avevano consumato. Con l'immagine delle renne il quadro natalizio sulla vera storia di Babbo Natale alias uomo-amanita è davvero completo!
Saar Maret, 1991, Ethnomycological data from Siberia and North-East Asia on the effect of Amanita muscaria, Journal of Ethnopharmacology, vol. 31, pp. 157-173.
Angelo Siviero
Farmacista esperto in fitoterapia e galenica
sivieroangelo1@gmail.com
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