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Fitoterapia

15 Luglio 2016

Fico d'India, sotto le spine c'è un'anima piena di salute


L'Opuntia Ficus indica, questo il suo nome in latino, è un cactus del nostro Mediterraneo, si trova ovunque, aggrappato sui costoni di roccia o ai bordi delle strade assolate del sud. Tuttavia, a dispetto di quanto si pensa, non è originario dal bacino del Mediterraneo bensì dal Messico. È stata una pianta talmente importante per i messicani da meritare un posto d'onore sulla loro bandiera nazionale. Lo spartiacque per la sua diffusione mondiale coincide proprio con la scoperta delle Americhe.

A quel tempo il nuovo continente era ancora chiamato India, da qui si spiega il nome. Durante tutto il XVI sec. rappresenta una preziosa merce di scambio ma col passare del tempo perde inesorabilmente di valore commerciale anche a causa del suo carattere endemico. Il segreto di questa straordinaria produttività e resistenza è tutto racchiuso in quei strani dischi spinosi chiamati cladodi. Non sono foglie bensì dei rami propriamente trasformati per svolgere un tipo di fotosintesi chiamata CAM (Crassulacean Acid Metabolism). Essa consente alla pianta di assimilare ingenti quantitativi d'acqua anche di notte. Le vere foglie sono piccolissime e quasi inesistenti, i fiori invece sono ben visibili così come i frutti, delle grosse bacche che secondo la varietà sono di color giallo-arancione (var. sulfarina), rosso porpora (var. sanguigna) o bianco (var. muscaredda). Hanno un sapore delizioso ma vanno puliti del rivestimento coriaceo e delle spine prima di mangiarli. Sono ricchi di semi, di pectina, di glucosio e fruttosio, di vit. E, vit. C e di carotenoidi. Sono usati in medicina popolare come astringenti, hanno anche una discreta azione antiossidante e anti-radicalica ma attenzione, non bisogna esagerare con il loro consumo, potrebbero provocare un blocco intestinale.

A livello nutrizionale e salutistico particolarmente interessanti sono i giovani cladodi, in messicano chiamati nopales. Armarsi di guanti e di pela patate prima di maneggiarli. La parte coriacea e spinosa va asportata e i nopales così preparati possono essere mangiati bolliti come i fagiolini oppure grigliati sulla piastra come la carne. Sono magnifici, ricordano il sapore del fagiolino e della fava. Contengono un buon livello di aminoacidi essenziali, di acidi grassi delle serie omega 3, di oligoelementi e vitamine, insomma un ottimo complemento alimentare anche per i vegani. Ma non è tutto. Grazie al loro contenuto di fibre solubili, i nopales controllano efficacemente sia colesterolo che glicemia agendo positivamente nella prevenzione della sindrome metabolica. Una recente meta-analisi conferma proprio questa tesi: con l'uso giornaliero di fibra di nopales si osservano riduzione dell'indice di massa corporea, di grasso corporeo e del colesterolo totale. (1) In commercio i farmacisti possono trovare delle polveri raffinate di cladodi di fico d'India da cui è possibile allestire delle capsule senza l'obbligo di ricetta. Si consiglia la preparazione di capsule del formato 00 contenenti 500 mg di polvere ciascuna. Di queste assumerne 2 per tre volte al giorno prima dei pasti principali con abbondante acqua.

1) Onakpoya IJ, O'Sullivan J, Heneghan CJ. The effect of cactus pear (Opuntia ficus-indica) on body weight and cardiovascular risk factors: a systematic review and meta-analysis of randomized clinical trials. Nutrition. 2015 May;31(5):640-6.


Angelo Siviero
Farmacista galenico esperto in fitoterapia e medicine alternative
Per info: sivieroangelo1@gmail.com  

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