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Fitoterapia

16 Settembre 2016

Nigella Sativa, panacea si, panacea no


Nigella Sativa L. (NS) è il nome latino del cumino nero, spesso confuso con il cumino di malta (Cuminum cyminum L) col quale però non condivide neanche la famiglia di appartenenza (Ranuncolaceae la prima, Apiaceae la seconda). Entrambi sono usati tradizionalmente come spezie e come rimedi tradizionali per migliorare il meteorismo, la dismenorrea o per aumentare la lattazione nelle puerpere. La NS e i suoi semi hanno una lunga storia nel folklore dei paesi Medio-orientali.

Viene chiamata dai musulmani Habbat Albarakah ossia pianta dai "semi benedetti". Si tratta, secondo i profeti del Corano, di una "cura per tutti i mali, tranne per la morte". Nell'Egitto dei faraoni era usato assiduamente l'olio di NS. Ne sono state trovate giare ricolme nella tomba di Tutankhamon e sembra anche che la regina Nefertiti e la stessa Cleopatra ne fossero assidue consumatrici. Il medico e filosofo persiano Avicenna, nel suo famoso "Canone della Medicina", decantò le virtù ristoratrici dell'olio di NS, consigliandone l'uso nelle febbri, raffreddori, mal di testa, mal di denti, malattie della pelle, infezioni da funghi e parassiti. Dal 1979 ad oggi sono stati pubblicati centinaia di lavori che hanno messo in luce le straordinarie virtù salutistiche della NS. L'olio contiene svariate sostanze ma sembra che i suoi effetti siano dovuti principalmente al componente più abbondante, il timochinone (30-48%). Revisioni sistematiche e studi randomizzati in doppio cieco hanno confermato che l'utilizzo giornaliero di olio di NS può migliorare la sindrome metabolica grazie ad un'attività antidiabetica, antiipertensiva, antisclerotica, antiossidante, epatoprotettiva. Si parla anche di un accrescimento delle funzionalità intellettive e mnemoniche per un'azione neuroprotettiva e inibitoria sull'acetilcolinesterasi. Infine si confermano attività antibatteriche e antifungine, proprietà antiinfiammatorie, analgesiche e immunomodulatorie, quest'ultime potenzialmente sfruttabili in patologie allergiche, autoimmuni e tumori. Non è fantascienza, questo è ciò che realmente emerge dalla letteratura. I dati sono tanti e alcuni davvero promettenti, altri un po' confusi, sicuramente necessitano delle revisioni accurate. Per ora limitiamoci a dire, con adeguata ironia, che l'olio di cumino nero potrebbe ambire al titolo di "panacea per tutti i mali", come tra l'altro ci era già stato anticipato dagli antichi.

Ma allora, qual è il problema? Come mai si trovava nella lista negativa Ministeriale per l'uso negli integratori alimentari? Gli studi di tossicità acuta e cronica non sembrano destare particolati preoccupazioni alle dosi terapeutiche. Fortunatamente la lista Belfrit che affianca la Lista Ministeriale dal 27 marzo 2014, restituisce giustizia ai semi di NS ponendoli tra le droghe vegetali ammesse con l'aggiunta obbligatoria in etichetta dell'avvertenza: "Sconsigliato a bambini, adolescenti, donne in gravidanza e allattamento". C'è da dire che la multinazionale Nestlè qualche anno fa depositò una domanda di brevetto per l'uso della NS come trattamento per le allergie alimentari. L'azienda d'altro canto afferma che il brevetto voleva solo coprire l'uso del timochinone e non dell'intera pianta. Sta di fatto che per anni non è stato possibile usarla, fortunatamente grazie alla lista Belfrit, adesso è possibile.

Angelo Siviero
Farmacista galenico esperto in fitoterapia e medicine alternative
Per info: sivieroangelo1@gmail.com

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