Nutrizione
16 Novembre 2017I dati più numerosi in letteratura sulla relazione fra macronutrienti e mortalità e morbilità cardiovascolare provengono da studi eseguiti su popolazioni europee e americane, quelle con il più simile stile di vita e dove gli eccessi alimentari sono più frequenti e non è chiaro se questi dati possano essere applicati ad altre popolazioni. Il lavoro pubblicato da Lancet aveva come finalità di stimare quanto i grassi e i carboidrati della dieta potessero incidere sulle malattie cardiovascolari, nell'ambito di PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), un ampio studio epidemiologico di coorte, prospettico, che da 12 anni sta monitorando più di 130000 soggetti fra 35 e 70 anni di età, arruolati fra il 2003 e il 2013 in 18 Paesi a diverso sviluppo socio-economico e reddito.
Durante il follow up si è visto che il maggior introito in carboidrati aumentava il rischio di mortalità totale ma non era associato al rischio di ammalarsi di malattie cardiovascolari o morte a causa di queste. L'assunzione di grassi totali e di ogni tipo di grasso invece, era associato a un più basso rischio di mortalità totale, mentre un consumo maggiore di grassi saturi totali era associato a un minor rischio di infarto; per i grassi totali, i saturi e gli insaturi invece, non vi era alcuna associazione significativa con il rischio di infarto del miocardio e mortalità per malattie cardiovascolari. Secondo le conclusioni dello studio quindi, l'elevato apporto di carboidrati della dieta aumenterebbe il rischio di mortalità totale, mentre per i grassi, questo diminuirebbe e si ridurrebbe anche l'associazione con malattie cardiovascolari, infarto o morte cardiovascolare, tanto da indurre gli autori a suggerire la revisione delle principali linee-guida nutrizionali (improntate a un contenimento dell'introito di grassi nella dieta).
Nei paesi europei e nordamericani, infatti il consiglio dietetico è quello di limitare gli acidi grassi saturi, sostituendo i grassi animali con oli vegetali, carboidrati complessi e cereali integrali. Nonostante l'ampia eco mediatica della notizia, il mondo scientifico è cauto. Lo studio presenterebbe molti lati critici a cominciare dal disegno, come sottolineato in un editoriale pubblicato sullo stesso numero di Lancet da Christopher E. Ramsden e Anthony F. Domenichiello, che affermano che rimangono ancora molte questioni aperte e che sarà necessario un approfondimento delle ricerche con trials randomizzati controllati, prima di modificare le attuali raccomandazioni nei paesi occidentali.
Francesca De Vecchi
Esperta in scienze e tecnologie alimentari Fonti
The Lancet, Vol. 390, No. 10107, 2050-2062
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