Politica e Sanità
15 Novembre 2011Le copie dei farmaci biologici, i cosiddetti biosimilari, non sono uguali agli originali come avviene per le piccole molecole di sintesi. Il che comporta una maggiore vigilanza e, secondo i medici, la non sostituibilità
"Ormai il 50-70% dei nuovi farmaci - afferma Francesco Cognetti, direttore di oncologia medica A dell''Istituto Regina Elena di Roma, nel corso di un seminario su molecole biotecnologiche e biosimilari, ieri nella Capitale - è biotech, prodotto a partire da lieviti, animali e piante transgeniche, cellule batteriche e animali. Dall''82, quando è stato approvato il capostipite di questa nuova generazione di medicinali, l''insulina ricombinante, la ricerca ha accelerato il passo: oggi sono disponibili oltre 250 farmaci biotech, di cui il 40% contro i tumori. E sono in sperimentazione altri 350". Farmaci innovativi, ma molto costosi. Anche per questo, non appena sono scaduti i brevetti delle prime molecole biologiche approvate, si è percorsa la strada della dei biosimilari. "Ma a differenza dei generici - sottolinea Cognetti - i biosimilari non sono uguali all''originale. Un farmaco ottenuto, come quelli tradizionali, per sintesi chimica è facilmente riproducibile. Ma una molecola biologica è molto più complessa, è frutto di un processo di ingegneria genetica sul DNA e di produzione, in cui bastano piccoli scostamenti per avere effetti diversi". Bastano piccole variazioni nel processo produttivo perch� un farmaco biologico non ottenga poi gli effetti desiderati e posa anche scatenare reazioni avverse. Così accadde per l''eritropoietina, molecola biologica che ha cambiato la vita dei malati con insufficienza renale. "Quando scoppiò in Europa la crisi mucca pazza - ricorda Francesco Locatelli, del Dipartimento di nefrologia dell''ospedale Manzoni di Lecco - si dovette sostituire l''albumina, utilizzata come stabilizzante, con un''altra sostanza durante
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