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Politica e Sanità

06 Giugno 2012

Assobiomedica: situazione sisma sotto controllo


Aziende ferme ormai da quindici giorni, con tempi di ripresa delle attività non prevedibili, visto che le scosse di terremoto sono tutt’ora in corso, e un settore che soffre una contrazione dei volumi e un accesso al credito sempre più difficile, oltre al problema dei ritardi nei pagamenti da parte della Pa. Questa la fotografia del settore biomedicale scattata da Fernanda Gellona, direttore generale di Assobiomedica.

Partiamo dall’emergenza. Quale è la situazione delle aziende dopo il sisma che ha colpito l’Emilia Romagna?
La situazione è difficile, perché le attività sono ferme ormai da quindici giorni. Le scosse sono in corso, rendendo complicata una valutazione dei rischi, e di certo le istituzioni non sono in grado di prendersi la responsabilità di dichiarare il distretto fuori pericolo.

Per quanto riguarda la fornitura, tra i settori più a rischio è stato segnalato quello della dialisi. E per le altre aree terapeutiche?
Il distretto di Mirandola è il primo in Europa. Tra i settori coperti ci sono cardiochirurgia, anestesia, rianimazione, trasfusione e autotrasfusione e tutti sono implicati. Quello della dialisi ha un impatto maggiore perché da qui arriva la fornitura per il 70% dei pazienti. Ma al momento la situazione è sotto controllo.

Alcune Asl hanno fatto sapere che procederanno con lo sblocco dei pagamenti.
È vero, al momento ci sono due Asl (Salerno e Napoli 1) e un’azienda ospedaliera di Messina, tutte strutture in Regioni con piano di rientro. Si tratta di dichiarazioni di intenti, ma siamo sicuri che i pagamenti arriveranno. Abbiamo chiesto che siano privilegiate le aziende colpite dal terremoto: ci è sembrato il migliore sostegno che si potesse far arrivare.

A proposito di ritardi nei pagamenti, in che situazione versano le aziende del settore, anche considerando la spending review all’orizzonte?
Tempi di pagamento sempre più lunghi, un accesso al credito sempre più difficile e una contrazione nel volume della fornitura, soprattutto in alcune Regioni dove i tagli alla spesa sanitaria sono stati più forti, che inizia a farsi sentire. È chiaro che in questo quadro la situazione è drammatica, soprattutto per le aziende medio-piccole, mentre le multinazionali sono con l’orecchio teso, pronte a disinvestire in Italia: e sappiamo in Grecia com’è andata. Parlare di ulteriori tagli è davvero impossibile, perché già ora i prodotti nelle gare sono aggiudicati al prezzo di costo. Quanto poi all’accentramento degli acquisti ci pare una follia. Chiariamoci: saremmo più che favorevoli a una concentrazione delle procedure amministrative e dei controlli. Ma una massificazione degli acquisti rischierebbe di appiattire l’offerta: esistono tante soluzioni terapeutiche perché esistono esigenze diverse. Con un effetto oltre tutto sulla ricerca e sviluppo: chi sarebbe più incentivato a investire in questo settore? E non bisogna dimenticare che dispositivi in meno significa assistenza in meno.

Francesca Giani

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