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Politica e Sanità

09 Gennaio 2014

Tensioni con Asp Catanzaro per pagamenti. Federfarma chiede tavolo


«Siamo stanchi dei giochi di parole». Risponde così Federfarma Catanzaro all’intervento di settimana scorsa del direttore generale dell’Asp, Gerardo Mancuso, sulla stampa locale, in cui aveva dichiarato che la serrata delle farmacie, fissata inizialmente per il 7 gennaio e poi rimandata di un mese, «non è fondata su elementi sostenibili» perché «il ritardo dei pagamenti» alla base della decisione dello sciopero «non esiste visto che paghiamo rispettando gli accordi stabiliti e paghiamo anche gli interessi sui ritardi». «Abbiamo pagato, proprio il 4 gennaio l''ultima volta» aveva scritto Mancuso. «Se il ritardo di cui si parla è quello di 10 giorni con cui abbiamo inviato in ragioneria i mandati, allora siamo alla frutta». «Le farmacie» risponde Federfarma Catanzaro «devono ancora ricevere il pagamento delle ricette di ottobre e novembre. Per legge (DPR 371/98) le Asp devono pagare le farmacie entro la fine del mese successivo a quello in cui ricevono le ricette dalle farmacie medesime». E anche tenuto conto dell’accordo del novembre 2011, ricorda Federfarma, «la regolarizzazione dei pagamenti dei crediti maturati dalle farmacie avrebbe dovuto essere entro giugno 2012 e nelle more il ritardo non avrebbe dovuto superare due mensilità». La Asp quindi «deve pagare entro il mese di gennaio le ricette di ottobre». Il botta e risposta tra la Asp e Federfarma riguarda anche il no secco che Mancuso aveva rivolto alla richiesta dei titolari di «pagare gli interessi bancari»: una richiesta che «abbiamo ritenuto illegale» aveva scritto Mancuso «come se un cittadino che fa un prestito in banca chiedesse al Comune o alla Regione di pagare gli interessi per il prestito. Abbiamo detto no e diremo no». «Ritardare illegittimamente i pagamenti ai farmacisti a tempo indeterminato» è la risposta di Federfarma, «con il solo onere dell’interesse al saggio legale (attualmente all’1%), costituisce di fatto una forma di “finanziamento” dei farmacisti all’Asp, la quale gestisce i fondi destinati alla copertura della spesa farmaceutica a un tasso di interesse di gran lunga inferiore a quello che dovrebbe sostenere se facesse ricorso al credito bancario. Questa situazione non è sostenibile dai farmacisti che per primi subiscono oneri più elevati per fare ricorso (loro sì) al sostegno bancario a causa di una mala gestione che non è quella della loro attività bensì quella delle Aziende sanitarie da cui attendono i rimborsi». Per questo motivo, Federfarma propone «per l’ennesima volta un tavolo di concertazione entro il mese di gennaio per scongiurare lo sciopero del 7 febbraio. Aspettiamo fiduciosi una risposta».

Francesca Giani

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